Ernesto Orrico

Attore, regista e autore teatrale

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prossimi appuntamenti

#neoeroina
di Ernesto Orrico
con Maria Marino
produzione Zahir

22 febbraio / Roma / Circolo degli Artisti
23 febbraio / Napoli / Experimento20-Teatro dell’Anima
19 aprile / Cosenza / Franz Teatro

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Militante d’Occidente
di Ernesto Orrico
con Anna Calarco, Cristina Merenda, Gaetano Tramontana
produzione SpazioTeatro

24 febbraio / Reggio Calabria / SpazioTeatro
16 marzo / Cosenza / Teatro dell’Acquario

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Speaking and Looping
un concerto teatrale
di e con Ernesto Orrico e Marco Orrico (from Camera237)
produzione Zahir

9 marzo / Cosenza / Teatro dell’Acquario

ph. Stella Scionti/Mammalucco

Postato febbraio 21st, 2013.

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Militante d’Occidente. Il debutto

Sala SpazioTeatro, via San Paolo. Reggio Calabria

venerdì 18, sabato 19 gennaio, ore 21.00

domenica 20 gennaio 2013, ore 18.15

 

Spazio Teatro

presenta

 

MILITANTE D´OCCIDENTE

testo e regia di Ernesto Orrico

 

con Anna Calarco, Cristina Merenda, Gaetano Tramontana

 

scene: Roberto Cavallaro

collaborazione tecnica: Gabriele Profazio

 

Militante d´Occidente è un flusso di parole attraverso il quale immergersi in 40 anni di storia

d´Italia, 40 anni percorsi dal terrorismo rosso e nero, dalle stragi impunite, dalle declinazioni più paradossali della mafia, dalla corruzione politica neanche troppo sotterranea. Un catalogo incompleto e volutamente fazioso di situazioni e vicende che oltre alla storia, appartengono alla complessità della cultura italiana, nel bene e nel male.La realtà tende sempre a superare la fantasia, e qui i confini di cronaca e racconto sono molto sfumati… talvolta ad immaginare comportamenti privati si finisce per mettere a nudo la verità delle azioni politiche, in un contesto in cui si muovono sempre più uomini che rivestono cariche pubbliche come fossero personaggi teatrali da interpretare.

I performer in scena, con toni fra il divertito e il disperato, riannodano i fili della biografia ipotetica di un militante che dalla provincia si ritrova a giocare (o forse solo immaginare?) un ruolo cardine immerso nel meglio o nel peggio della storia politica nazionale. Una storia esemplare, forse non così ipotetica, certo drammatica.

Tra sberleffo, poesia e tragedia immanente, una cavalcata irriverente nelle miserie di una classe dirigente capace di ingurgitare e digerire ogni cosa. Esiste la possibilità di una redenzione? A chi può essere affidata?

 

ingresso € 10,00
studenti € 5,00
coupon 9 ingressi da utilizzare singolarmente o in gruppo: € 72,00


prenotazioni al 339.3223262

oppure a info@spazioteatro.net

fino le ore 12.00 del giorno della rappresentazione.

Militante d'Occidente

 

Postato gennaio 14th, 2013.

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NONHALEZINNE!

NONHALEZINNE!
Biografie post-punk immaginarie.
Di Ernesto Orrico

Originariamente pubblicate su “nonèlazine”, fanzine gratuita distribuita nell’ambito delle serate “Always Never Again”, stagione 2011/2012

1-Vita e morte di Wendy K
Wendy K (Knutzen all’anagrafe) ha attraversato come una scatenata e irriverente supernova la scena rock alternativa americana negli anni compresi tra il 1985 e il 1994. Nata ad Aberdeen nello stesso anno di Kurt Cobain, si è poi trasferita con la famiglia a Los Angeles, dove a soli 15 anni esordisce come batterista dei Pricks and Bullets, il loro suono, immortalato nell’Ep “Smoking Feets”, era un caotico impasto di country e blues con il piede sempre poggiato sull’acceleratore. Dopo questa prima esperienza Wendy K passa a suonare il basso ed entra a far parte dei Roll Over Himmler con i quali incide nel 1985 l’Lp autoprodotto “Paste the Taste”, in cui l’urgenza del punk stradaiolo si mischia inaspettatamente con le raffinate sonorità offerte dal violino e dalla voce del cantante Russ Eric Masters, i ROH ottengono grandi consensi da parte dei fanzinari più avveduti ed effettuano un lunghissimo e sgangherato tour che li porterà a suonare anche in Europa nel circuito degli squat e dei centri sociali (a Milano suonano al Leoncavallo). Nel 1987 i ROH firmano un contratto con la Geffen records, proprio negli stessi giorni in cui esce “Appetite for Destruction”, ed incidono l’album “Riot in L.A. Hospital”, la foto che immortala Wendy K seduta a gambe aperte su un tavolo operatorio e con i capelli in fiamme viene ritenuta offensiva dalla catena di supermercati S-Mart (di proprietà del magnate conservatore Jessup Stones), l’album viene ritirato dal mercato e messo al macero, attualmente le quotazioni delle poche copie in circolazione viaggiano intorno ai 5.000 dollari. Dopo questo episodio e a causa delle intemperanze di Wendy K, si narra che la bassista fu sorpresa a defecare sulla scrivania di David Geffen, la band viene licenziata dall’etichetta e si scioglie nei primi mesi del 1988. Da quel momento per Wendy K inizia un periodo di peregrinazioni tra varie band del sottobosco losangelino, si esibisce in alcuni concerti con i Bad City Fuckers e suona nell’album di Audrey Malone “Twenty Century Hole”. Nel maggio del 1991 viene ricoverata al Coney Island Hospital di New York a seguito di una violenta crisi di panico durante un concerto al Plane9 il locale di Michael Cannon (cantante dei Practice). Nel 1992 Wendy ritorna a suonare per un breve periodo entrando a far parte del Guilty Tracks Combo messo in piedi dal chitarrista Jason Lewell e dal batterista ispano americano Santiago Hoy Smith, ma dopo pochi concerti e alla vigilia della registrazione dell’album d’esordio Wendy sparisce dalla circolazione. Nel novembre del 1993 da vita ai Wendy K Threesome insieme al suo compagno Dave Krusen (già batterista dei Pearl Jam) e al giovane chitarrista Paul Reafard, l’approccio del gruppo è spigoloso, pungente. Il suono impetuoso del basso di Wendy, i ricami melodici di Reafard e il drumming tritacarne di Krusen scatenano l’entusiasmo degli addetti ai lavori che parlano di un miscuglio incandescente di post-hardcore in Fugazi style e melodie post country alla maniera dei migliori R.E.M.. nel febbraio del 1994 la band si chiude in studio per registrare alcuni brani, ma nella notte del 5 marzo, dopo un concerto al Locust Place di Austin, Wendy viene trovata morta per overdose di eroina. I brani registrati dal Wendy K Threesome non sono mai stati editati, Paul Reafard è morto nel 2000 sparandosi un colpo in testa e di Krusen si sono perse le tracce.

2- La doppia vita di Eve Neumann

Nel 1990 la sedicenne Eve Neumann insieme alle sue coetanee e compagne di scuola Martha Gruber e Angela Meskell fonda a Berlino le Persönlichkeiten Von Morgen. Le tre ragazze non hanno alcuna idea di come si suoni uno strumento musicale, ma motivate da un classico atteggiamento punk se ne fregano allegramente e registrano in maniera avventurosa tre brani, tra cui “Mein Morgen Leer” che finisce nella raccolta di giovani band tedesche “Reines Rauschen”, dove Michael Schuster, (Dj di Rote Welle Radio) raccoglie il meglio, o il peggio dipende dai punti di vista, del punk tedesco post caduta del Muro di Berlino. Il suono delle PVM è caotico e disordinato, la chitarra di Angela e la batteria di Martha quasi non si sentono, ma le linee di basso proposte da Eve e la sua voce sguaiata e sottilmente perversa fanno del brano una piccola e sporca gemma sonora. Nel 1993 Eve scrive il racconto “Popular Mafia Kills”, pubblicato sulla rivista Das Heißt, è la storia cruda e diretta di una adolescente che diventa l’amante di un boss emergente della mafia turca berlinese, il linguaggio è asciutto, diretto (qualcuno lo definirà pulp-porno) e fa guadagnare alla giovane bassista/scrittrice l’interesse dei grandi network televisivi, Eve diventa una sorta di opinion leader e viene invitata nei maggiori talk show, fin quando nel febbraio del 1994 le viene affidata la conduzione di un programma tutto suo sulle controculture giovanili trasmesso da Zweites Deutsches Fernsehen (la Rai 2 tedesca). Nel frattempo riprende a suonare con le Persönlichkeiten Von Morgen e incide l’album “Piss Kopf Bis Cops”, ne vengono stampate 1000 copie in vinile e in una rigida ottica DIY è distribuito solo durante i concerti. I 10 brani dell’album suonano come una elegante miscela di hardcore melodico e muro del suono alla Velvet Underground, il tutto accompagnato e sostenuto dalla affascinante voce di Eve. Nel settembre del 1994, proprio al culmine del successo televisivo di Eve Neumann e al grande clamore intorno ai concerti della band, le tre componenti delle PVM e il roadie di origini italiane Maxmilian Caloiero muoiono in un incidente d’auto nei pressi di Magdeburgo mentre viaggiavano verso Berlino di ritorno da un concerto a Colonia.

3- Jenny Forgione. La bassista con la Polaroid.

La vita artistica di Jenny Forgione ha avuto il suo culmine con la serie di autoscatti erotici in cui la giovane e corpulenta bassista italo-americana si immortalava nei bagni degli autobus della Greyhound Lines. Alcune delle foto, pubblicate sul numero di gennaio 1991 della rivista porno underground “18and Life Sex Stories”, diedero una discreta visibilità alla ancora sconosciuta componente dei Frisco Drive. Il gruppo (nato nel luglio del 1990) era composto dai chitarristi Fester Monroe e Danny Cuccurullo, dal batterista Carli Mendoza e dalla già citata Jenny, il suono dei Frisco’s era un caotico intruglio di chitarre noise punk e ritmiche rock impastate di umori caraibici. Il loro unico lavoro, “The Girl Leader”, editato in vinile nell’aprile del ’91, fu pubblicato sull’onda del clamore (relativo alla scena rock underground) suscitato dalle foto erotiche di Jenny. Si tratta di un lavoro mediocre, infarcito di buone intenzioni soprattutto nella parte ritmica, con un evidente rimando alle sonorità dei coevi Jane’s Addiction, ma debole e ripetitivo da un punto di vista chitarristico. I Frisco’s si sciolsero, dopo una breve e deludente turnè, nel settembre del 1991, da allora Jenny si è dedicata completamente alla fotografia hardcore, molti suoi servizi sono stati pubblicati sul mensile Penthouse, in Italia (nel 2001) alcuni suoi scatti sono apparsi sugli ultimi numeri di Playmen. Dal 2003, a causa della crisi che ha colpito il settore dell’editoria porno su carta, ha iniziato a collaborare come freelance con numerosi siti per adulti dedicandosi in particolare al talent scouting per giovani che vogliono avvicinarsi al difficile mondo dell’hardcore.

4- Carmina Silva. She’s a punk rocker… from Cuba!
Nell’agosto del 1981 la piccola Carmina Silva e i suoi genitori Luis Puebla Silva e Etelvina Sanchez, fuggono da Cuba a bordo di un gommone per andare a vivere a Miami. Nel 1988 a soli 15 anni Carmina entra a far parte dei Guevara’S Law, autori di un velocissimo punk immortalato nell’EP “Communism is a Lottery”. L’anno appresso in seguito ad un incidente in moto, perde l’uso delle gambe ed è costretta sulla sedia a rotelle e ad una lunga convalescenza che la tiene lontana dalla musica dal vivo. Nel 1992 incide in acustico l’album “Amor e Outras Catástrofes” in cui suona tutti gli strumenti e che registra con un vecchio 4 piste analogico. Si tratta di un lavoro intriso di melodie dolenti alternate a furiose schitarrate in stile Violent Femmes, con testi in spagnolo, portoghese e inglese che parlano di amori finiti male e dipendenze da alcool, eroina e antidolorifici. Carmina inizia un faticoso tour che la porta a suonare in ogni sgangherato club degli Stati Uniti accompagnata dagli Aerosphincters, una squinternata band di street punkers. Nel 1995 abbandona definitivamente il mondo della musica e parte per un lungo viaggio in Sud America all’inseguimento delle radici della sua famiglia e nel 1999 pubblica il resoconto delle sue ricerche nel libro “Migna Vida Quebrada”. Attualmente è ricercatrice di Antropologia culturale presso la UFTL di Fort Lauderdale in Florida.

5- Luana McLuhan. La depressione in agguato sul palco.
Nata nel 1971 in Canada ad Edmonton, nella provincia dell’Alberta, Luana McLuhan ha fatto parte dei New Critics Old Maniacs, band di Toronto che tra il 1989 e il 1991 divenne nota nel circuito underground del nord America per il sound violento e martellante, per l’esuberanza sul palco e il canto brutale di Luana, la velocità del chitarrista Berry Adams e l’ipercineticità del batterista Paul Oldham Devis. Della band esistono solo due brani registrati, “Miracles and Cunts” e “The Rich Kids Are Poor Bastards”, inclusi nella raccolta post-punk “Crazy and Savages” pubblicata nel 1993 dall’etichetta Bomp and Stomp quando i NCOM avevano già cessato di esistere. Luana, successivamente allo scioglimento della band, cadde in uno stato di profonda depressione, da cui cercò di uscire intraprendendo una sfortunata carriera solista, culminata nel 1998 con la pubblicazione dell’album per sola voce e chitarra “There is No Hope for the West”. Per la primavera del 2012 è annunciata l’uscita di un documentario sulla sua vita a cura del giovane regista Andy Tennant, il film è basato su una lunga intervista, che Luana ha rilasciato via Skype dal Mimico Asylum di Toronto dove è ricoverata, alternata a immagini tratte dall’ultimo live che i New Critis Old Maniacs tennero il 3 novembre 1991 presso la Gum Arena di Churchill nella provincia del Manitoba.

6- Fiammetta Stoker Jolie – Il fuoco prima o poi
La bassista parigina Fiammetta Stoker Jolie ha suonato nel primo album della band francese Ronson or Zippo “Dans le feu” uscito nel torrido agosto del 1998. “Dans le feu” è considerato uno dei migliori dischi del cosiddetto “French Douce Rock”, una miscela di melodie zuccherose e veloci ritmi mediterranei amalgamati da soluzioni vocali riferibili agli ultimi Beach Boys.
Dopo una serie di concerti in Svizzera, sabato 11 ottobre 1998, Fiammetta fece ritorno nella sua casa di Parigi, mentre si trovava nel bagno e cercava di fissare una lampadina a bulbo male avvitata rimase fulminata morendo sul colpo. Il suo corpo riposa al cimitero di Pere Lachaise, nei pressi della tomba del cantante americano James Douglas Morrison.

7 – Lydia Summersteen – Il rosa stona
Lydia Summersteen è senza dubbio una delle più sdolcinate musiciste che il rock abbia mai avuto, grazie alla sua abitudine di presentarsi durante i live completamente vestita di rosa e con i capelli in tinta. Ha esordito nel 1997 con i Chamaleons from Venus nel loro Ep di debutto “Boston-Liegi”, un disco intriso di atmosfere decadenti e chitarre con distorsioni sempre al limite del collasso sonoro; da segnalare in particolare il brano “Happy New Bear” in cui Lydia, oltre a suonare il basso, canta ed è autrice del triste testo dedicato al suo orsacchiotto di peluche.
La Summersteen nel 2001 ha girato il cortometraggio “People from Maiorca” presentato nell’ambito dell’edizione 2002 del Sundance Festival diretto da Robert Redford. Successivamente ha continuato a suonare saltuariamente in diversi gruppi dell’area di Williamsburg a New York ma senza incidere al momento nient’altro di significativo. Una sua sceneggiatura, basata sulla graphic novel “Oedipus” di Rod McFarlesh, potrebbe presto diventare un film per la regia di Wolfang Petersen, per il ruolo di protagonista si parla dell’esordiente Michael De Funkt che verrebbe affiancato nel ruolo di Giocasta da Michelle Pfeiffer.

8 – Maddy Monroe – Indie Business Queen
Il vero nome della bassista e cantante Maddy Monroe è Maddalena Morrone, nata nel 1973 a Chicago da genitori italiani la piccola Maddalena sin da piccola si cimenta con il canto e con lo studio del pianoforte. Nel 1989 in piena crisi adolescenziale scappa di casa e va a vivere in uno squat insieme con Edward Harp, giovane e talentuoso chitarrista. Insieme a lui fonda i Chicago Bullets, band dedita ad un sofisticato post punk, che nel 1991 incide l’album “Daydream Nation Reload”, chiaro omaggio al capolavoro dei Sonic Youth. La voce dal timbro scuro e potente di Maddy Monroe non passa inosservata e sono in molti a chiamarla per collaborazioni e cameo, da segnalare soprattutto quella con i metallici Georgelucasnightmare’s, con i quali incide ben 7 delle 12 canzoni contenute nell’album “Destroy Music Business With a Simple Digital Plan” del 1996. Ma la svolta per la carriera di Maddy arriva nel 1999 quando viene ingaggiata da Cristian Rosenberg, responsabile artistico dello Zillion Dollar Casinò di Las Vegas, come cantante ufficiale del night club, ottenendo un contratto da 2 milioni di dollari a stagione, diventando di fatto l’alternativa indie alla mielosa e mainstream Mariah Carey.

9 – Susanna SmS. L’irriverente eroina.
Susanna SmS, nome d’arte di Maria Giovanna Ernani Said (Bergamo, 3 luglio 1977 – Napoli, 25 aprile 2000), è stata una cantante e bassista italiana, leader del gruppo punk rock Le Iene di Ieri. Nata in Lombardia, la piccola Maria Giovanna è stata cresciuta solo dalla madre commercialista, mentre suo padre era un aristocratico etiope spodestato. Da adolescente è una post-hippie, a 15 anni scappa di casa con pochi spiccioli in tasca, e viaggia in autostop in tutta Europa passando da un festival musicale all’altro. Vive alla buona in diversi squat, considera l’avventura come una sfida per sopravvivere, tuttavia la sua vita vagabonda si conclude quando, probabilmente sotto l’effetto di acidi, inciampa in un chiodo arrugginito e deve subire una terapia di cura per la setticemia. Nel 1993 esce il primo e unico disco de Le Iene di Ieri dal titolo “Paralisi e Prospettive”, probabilmente il miglior esempio di post-punk italiano in cui spiccano la velenosa “Massacri di oggi” e la velocissima e irriverente “Prendimi le mutandine ma lasciami il reggiseno”. Il disco è assai sfortunato, viene distribuito dalla Medical Ed. che fallisce pochi giorni dopo la pubblicazione. Le Iene di Ieri non riescono ad entrare nel giro giusto dei concerti dal vivo e praticamente la band si scioglie nei primi mesi del 1994. Per Susanna SmS inizia un brutto periodo di dipendenza dall’eroina, entra ed esce da varie comunità finché muore per overdose il 25 aprile del 2000.

10 – Michelle Ende. La sfortuna ci vede benissimo.
Nata a Bonn nel 1963 da genitori tedesco-americani, Michelle Ende è morta a Los Angeles il 15 agosto del 2002 investita da un autobus mentre attraversava sulle strisce. Ha suonato il basso nel disco, pubblicato nel 1991, “Paranormal Earth” esordio dei Muffin on Speed, gruppo di derivazione hardcore con aperture verso un metal claustrofobico e singhiozzante. Nel 1994 ha posato nuda per un calendario di Playboy. Di lei non si hanno altre notizie se non che è stata la compagna di Steven Adler prima e di Matt Sorum poi.

nonèlazine - N° 10


Postato ottobre 9th, 2012.

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Speaking and Looping

con Ernesto Orrico / voce
e Marco Orrico / chitarra

Un concerto concentrato, un combattimento di posizioni acustiche, un giro di suoni e parole.

Ernesto Orrico e Marco Orrico


Postato agosto 20th, 2012.

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Un dialogo con Nerina Garofalo

http://wordsocialforum.wordpress.com/2012/06/22/appunti-per-spettacoli-che-non-si-faranno/

un dialogo con Nerina Garogalo:

Ho incontrato Ernesto attraverso le parole, quando ci siamo scritti per un progetto antologico nel quale è impegnata la libera editrice Coessenza. Più o meno un anno fa. In questo quasi anno, abbiamo finito con l’incontrarci, virtualmente, in più luoghi, fino a imparare a conoscerci attraverso testi, immagini e azioni. L’uscita di “Appunti per spettacoli che non si faranno” mi ha consentito un passo in più sul territorio dell’incontro. Un passo stimolante, per quella commistione di energia e consapevolezza dolorante che contiene. Con la bella dedica (in foto) con cui me lo ha donato Alessandra Luberto.

Appunti per spettacoli che non si faranno è  (come ben annota Alessandro Chidichimo nella suggestiva prefazione), una raccolta di marginalia, note d’attore e frammenti che annusano la poesia.Pubblicata dalla Casa Editrice Coessenza, con le illustrazioni originali di Raffaele Cimino, artista  ed art director che dal 2003 vive e lavora a Modena.

Illustrazioni di inusuale nitida potenza, accompagnate a testi che rivelano l’indicibile, il backstage della creatività, e spaziano fra il diario, la poesia, il poemetto in prosa e il fumetto, in questa costruzione emozionata.

Mentre scrivo, esce in rete il nuovo video di Eugenio Finardi, Passerà, tratto dal triplo cd “Sessanta”, con testo scritto a quattro mani con il cantautore ligure Zibba. Girato nella campagna cosentina, con la presenza audacemente allegra, fiduciosa e vitale di artisti ed abitanti calabresi, il video esce, a breve distanza da un altro video legato a Cosenza e online da tre settimane, il bel Benvenuta a Cosenza diMarco Fama, di cui abbiamo scritto in questo stesso spazio).

Tutto questo fermento,  andando a stringere questi giorni di crisi nell’anello che tiene della creatività e del sentimento del futuro. Nel video Ernesto Orrico è una presenza straniante e suggestiva, con quel suo silenzio mimico trafitto di significati. Con lui, fra gli altri, Brunori Sas  e la fotografa Ivana Russo.

Dalla curiosità per tutto questo sono nate le domande, alle quali Ernesto Orrico ha risposto consentendoci di prender parte ad un altro  tassello del suo vissuto creativo ed umano.

NG: Ernesto vive nel teatro e porta il teatro nel mondo. Lavora con grandi e piccoli, per età e dimensione. Ha maestri e colleghi di esperienza straordinaria, fra tutti Mariangela Gualtieri. Cos’è per te il teatro? In quale teatro poni oggi il tuo teatro?

EO: Il teatro è il mio aggancio al reale. La poesia attraverso cui interpretare il mondo. È, nel tempo, l’ancora che non ha consentito di abbandonarmi ad una vita sociale sfocata. Ho avuto modo di incontrare tanti maestri, alcuni per periodi troppo brevi, ma tra i laboratori in cui ho avuto la possibilità di studiare quelli con Mariangela Gualtieri sono stati tra i più illuminanti, un’idea che da lì proviene e su cui ancora continuo a macinare, è il lavoro sulla lingua sciancata, sulla lingua rotta; un’uscita continua dai margini della scrittura e dall’oralità di un italiano presunto corretto.

Il mio teatro cerco di portarlo ovunque, certo, i miei lavori non sono assai appetibili per i grandi teatri, anche se il mio sogno perpetuo è di poter recitare per 30 giorni di fila al Rendano, e forse per la mia città e i miei concittadini sarebbe un incubo.

In questo periodo, con un gruppo di amici artisti e di appassionati di teatro stiamo costruendo delle azioni teatrali di massa per le strade e le piazze di Cosenza, un’idea che abbiamo mutuato dal progetto “Mercuzio non vuole morire” che Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza stanno portando avanti a Volterra, si tratta di un teatro che conquista lo spazio pubblico attraverso la poesia di corpi e voci non arresi allo stato delle cose presenti.

NG: Appunti lavora sul terreno della poesia, da dove parte questo desiderio, che sembra contenere, per titolo e genere, una ammissione di impotenza e allo stesso tempo la pretesa di un assoluto e di una utopia?

EO: Il titolo forse è una provocazione a me stesso, la scrittura mi ha sempre dato la possibilità di costringermi a mantenere un’etica, di giocare a non tradirmi. Ritrovare le parole di prima mi da un senso di sicurezza, per le scelte che ogni giorno si devono compiere. Fissare piccole poesie, stralci di ipotetici spettacoli su carta diventa un impegno per il futuro, pur nella consapevolezza che non ci siano scritte verità immutabili, anzi tutt’altro, resta però la possibilità rileggendosi di non smarrirsi. Nel lettore che non conosce la mia vita invece mi auguro che possa innescarsi un meccanismo simile, come se la scrittura fosse una mappa da consultare per trovare un sentiero provvisorio in cui avventurarsi: su di me i libri hanno questo effetto.

NG: La tua raccolta vibra di spari, la velocità del colpo e il suo silenzio d’attesa sono dichiarati. Cos’è oggi uno sparo a teatro, in una città che ha sempre avuto con il teatro un legame forte, determinato e a un tempo fortemente ambiguo?

EO: La sorpresa che ancora può innescarsi grazie alla prossimità di corpi, voci, umori nel luogo fisico in un cui si svolge l’azione teatrale. Ancora questo forse nient’altro che questo? Il teatro, il suo farsi, si declina in centinaia di modi, di stili, di forme, di caratteri… esiste e insiste in ogni angolo del globo, finché ci saranno anche solo due esseri umani che agiscono, giocano, si guardano, sopravviverà.

Nella città e nella regione in cui vivo, fatto salvo il periodo magno-greco, l’arte teatrale vive il suo miglior momento, grazie a decine di operatori culturali che hanno preso finalmente coscienza della loro qualità artistica. E questa fioritura è avvenuta nonostante gli investimenti economici delle amministrazioni pubbliche sulla promozione della cultura teatrale abbiano continuato ad essere ondivaghi, carenti o legati a logiche clientelari, mi riferisco in particolare a come vengono nominati i direttori artistici delle istituzioni teatrali pubbliche o semipubbliche dotate di maggiori budget.

NG: La tua è una raccolta dolorosa e odorosa, come nei migliori luoghi l’olfatto è chiamato in causa dalla parola, e con esso il perimetro del corpo che lo veicola e lo produce. Che odore ha questa tappa senza perimetro nella tua ricerca? Dove ti dimori, fra ciò che si farà e non si farà?

EO: Mi dimoro in qualsiasi luogo possa avverarsi una possibilità di teatro e di scrittura, alla ricerca insistente del contatto con l’altro da me, e spesso ovviamente accade di commettere errori grossolani che mi costringono a rapide ricostruzioni, a nuovi ripensamenti.

Negli ultimi mesi sto sperimentando delle forme poetiche di scrittura all’improvviso sui social network, usando la bacheca elettronica come spazio performativo, come estensione ideale di un ipotetico teatro della mente. Ovvio che manca la componente della prossimità fisica che produce odore e sapore, ma è un pezzo di un panorama più ampio, un intrecciarsi continuo di reale e virtuale, una contaminazione perpetua, uno scivolamento perenne che nel mio caso cerca poi consistenza e esistenza nello spazio dell’azione teatrale dal vivo.

NG: La relazione con l’impegno è palese, almeno a me arriva questo, quasi come un sussulto a ogni passo. Ed è una relazione con l’impegno e il disincanto, con la rabbia e l’amore. Quanto amore c’è nel aver costruito il libro con Coessenza e con Raffaele Cimino? Chi è, nella tua vita, Raffaele Cimino, per accolto la sua visione sulle tue parole, visione che arriva sinergica, persino fibrillata?

EO: Coessenza io la definisco una casa editrice selvaggia, che mi auguro non si adegui mai ad una presunta “civiltà”. La scelta di pubblicare con questa piccola realtà indipendente è stata naturale, in un certo senso automatica. Ho partecipato per due anni agli incontri periodici che i componenti della Coessenza organizzano in luoghi occupati, all’aperto, in spazi universitari, sempre con l’idea di un nomadismo felice e leggero, ho letto i testi miei e di altri autori in una logica orizzontale di confronto che mi auguro possa continuare nel prossimo futuro.

Raffaele Cimino è un amico, un vecchio collega d’università e soprattutto un artista con una sensibilità assai orientata alla decodifica della contemporaneità, forse grazie al fatto che è anche direttore creativo di un’agenzia di comunicazione. Negli ultimi 10 anni abbiamo collaborato in diverse occasioni, ha realizzato alcuni disegni di grandi dimensioni per “Hamlet Cuts”, spettacolo che ho messo in scena su un testo di Marcello Walter Bruno; il fondale per “Nel Sangue” performance, che ho realizzato con Manolo Muoio, dedicata Rocco Gatto, il mugnaio comunista ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1977 per non essersi piegato al pagamento del pizzo; più di recente ho partecipato come performer alla sua video-installazione “La decadenza dell’ultimo quarto”. Le illustrazioni che accompagnano le parole di Appunti per spettacoli che non si faranno, Raffaele ha voluto fortemente realizzarle dopo aver letto il testo, la mia richiesta era solo quella di creare un’immagine per la copertina, ma la sua proposta di accompagnare tutte le pagine con delle creazioni originali mi ha sorpreso e ovviamente emozionato. Il risultato ai miei occhi appare come un potenziamento esponenziale delle parole, un allungamento di orizzonti e di senso.

NG: Chi ha scritto la prefazione dice di odiare le prefazioni, io amo le interviste se riescono a dare spazio alla vita di chi le accoglie. Se fossi tu a poterti fare una domanda, se potessi aprire ancora uno spettacolo che non farai e che quindi fai nella parola posata, non recitata, non spaziata, di cosa parlerebbe? Dove ci porterebbe?

EO: Le domande che continuo a pormi sono dentro Appunti, gli spettacoli che non farò o che cambierò facendoli sono già dentro questo libro e negli altri testi che continuo a scrivere. C’è un mio monologo inedito che si chiama Non parlo dell’Italia, esiste, ha una parvenza di definizione, eppure sento che non lo metterò in scena nell’immediato, non so bene dire perché, forse perché mi provocherebbe un dolore troppo lacerante che ho già provato con

‘A Calabria è morta? E allora continuo a leggerlo, a sentirlo risuonare nelle mie stanze, a riscriverne pezzi. Mi interessa continuare a interrogare il mondo di adesso, le circostanze in cui viviamo, le paure da cui siamo attraversati. Sogno di scrivere un dialogo tra una donna e un uomo che non smettono di amarsi nonostante la realtà che hanno intorno sembra sgretolarsi ogni giorno che passa.

NG: Nessuna ama è forse la pagina che ho più amato, il testo che ho più compreso. Ma qui siamo alle personali assonanza, forse perché è un testo esattamente maschile, ed io amo la convergenza sull’esistenza. Ci metto accanto ritornello 1, e ti porgo la parola rabbia. Noi ci conosciamo poco, ma in ogni nostro contatto che ci sia stato mi è invece arrivata una straordinaria delicatezza, di modo, di contatto, di analisi, di accostamento all’altro. Sento quindi come un’ospitale divergenza. Se dovessi leggerla, vedrei in essa la ragione di una scelta sul terreno della poesia per esprimersi. È un azzardo?

EO: Forse la scrittura mi serve come esorcismo della violenza, della rabbia che comunque mi capita di covare dentro. Di fondo sono una persona piuttosto riflessiva, mi piace ascoltare le ragioni degli altri e discutere, confutare tesi o, quando succede, e non è raro, arrendermi a nuove opinioni che pensavo di non poter pensare. La poesia, la scrittura veloce, frammentata, le frasi saette, i micromonologhi è come se si servissero di me per aiutarmi ad avere una parvenza di controllo sulla vita. Non credo che potrei mai scrivere un romanzo, ci sarebbe bisogno di un progetto con fondamenta solide e poi bisognerebbe decidere i piani, gli spazi e troppe cose da nominare e concatenare, troppo controllo da esercitare. No, non mi entrerebbe/uscirebbe proprio in/dalla testa.

NG: Azzarda con me: mi regali il titolo per uno spettacolo che farai, ad ogni costo?

EO: Neo-Hero-In. A Woman Experiment. È già in lavorazione, nel prossimo autunno se le cose gireranno per il giusto verso… debutterà.

(N.G, Roma, 22 giugno 2012)

Postato giugno 29th, 2012.

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Eccomi nel videoclip “Passerà” di Eugenio Finardi. Regia di Giacomo Triglia.

Postato giugno 26th, 2012.

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Appunti per spettacoli che non si faranno

è uscito il mio nuovo libro di poesie. Edizioni Coessenza.

illustrazione di Raffaele Cimino

www.coessenza.org

Postato maggio 23rd, 2012.

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Neoeroina il 3 marzo a Roma

il mio testo inedito “Neoeroina” verrà letto da Anna Carabetta e Maria Marino nell’ambito di Storie di ragazze interrotte alle 19.30 presso la Casa Internazionale delle Donne.

Postato marzo 1st, 2012.

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Etiquette is Useless // a song by Camera 237 w/Ernesto Orrico

Postato gennaio 21st, 2012.

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Articolo pubblicato sul Corriere della Calabria

Corriere della Calabria, n° 31 del 19/01/2012, p. 63

Postato gennaio 15th, 2012.

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