Ernesto Orrico

Attore, regista e autore teatrale

Lirica del 31 agosto

Settembre domani
Che fare?
C’è ancora da scrivere, ancora da raccontare
Storie da scoprire, parole da dire
Non c’è teatro questo è palese
Nel Belpaese qualcosa si muove
Nella mia terra al solito si muore
Questa volta per mare
Il lavoro, questione capitale, che pena
Che fare?
C’è ancora da provare, ancora da sbagliare
Mi trovo qui, in questo pozzo di connessione
E non è poco, e non è abbastanza
Faccio l’attore, devo agire
Scrivo poesie, devo dirle
Mi trovate in giro, sulla strada
Non è una questione di economie, non solo
È in ballo la dignità professionale
È una questione di sopravvivenza psichica
La santa prostituzione intellettuale
Mi trovate in giro, nel mare digitale
Questo liscio miraggio sociale
Questi account che ci identificano
Questa droga che ci avvolge
Queste password che ci dimenticano
Hai notato?
Non c’è nessun dorato underground a cui tornare
Meglio perdersi, senza rancore
Lasciamoci così
Che c’è di male?
Clicca abbandona
Clicca non seguire

Continuerò a scrivere nell’aria
La mia parte è chiara
La voce e il corpo ancora tengono
Mi trovate in giro

photo by Emilia Brandi

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the Cult of Fluxus (a.k.a. Ernesto Orrico) on Bandcamp

https://thecultoffluxus.bandcamp.com/

 

artwork by Raffaele Cimino

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in cerca del teatro perduto

in alto: Va pensiero, Teatro delle Albe.

al centro da sinistra: Le tre male bestie, Scena Verticale; Talknoise, Zahir; Jennu brigannu, Zahir.

in basso da sinistra: con Laura Caparrotti al Cherry Lane Theatre (NY), È il momento dell’amore, Teatro Rossosimona; 111, Zahir.

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per l’Arte in Spazio Aperto

 

Una specie di poesia politica del tardo pomeriggio*

 

Bisognerebbe lavorare per salvaguardare il diritto alla bellezza

Pensare alle giovani generazioni

Dedicarsi ai bambini

Salvare il futuro

La musica nelle strade

Il teatro nelle piazze

Il cinema nelle ville

Le presentazioni di libri nei vicoli

I reading nei cortili

L’arte nei castelli

Sarebbero possibili

Servirebbero protocolli d’azione

Necessaria la responsabilità di tutti

Obbligatoria la sicurezza per tutti

Operatori culturali e istituzioni e cittadini

Insieme

Bisognerebbe ritornare negli spazi pubblici

Disseminare l’estate di eventi performativi

Incontri Riflessioni Dibattiti Lezioni

Agli artisti ancora chiedere uno sforzo d’immaginazione

Ai pensatori ancora chiedere un impegno di fantasia

L’ennesimo salto nella poesia

Altre capriole della filosofia

Il lavoro

Dell’arte

Toccherebbe alle donne e agli uomini dello Stato

Agire

Toccherebbe alle donne e agli uomini delle Regioni

Agire

Toccherebbe alle donne e agli uomini dei Comuni

Agire

Toccherebbe agli artisti, tutti

Agire.

 

 

*ore 19.05 scrittura improvvisa del 5 maggio 2020

 

 

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Teatro al futuro

Il teatro del futuro prossimo come sarà?

Somiglierà a quello di prima?

Certamente.

Eppure dovrà esser diverso.

Non potrà non tener conto di questi giorni strappati,

di questo dolore immenso, di questa sospensione grigia.

Il teatro è un tratto umano in costante mutazione,

si è sempre manifestato, ha preso mille forme, ancora lo farà.

E il suo grado zero, il suo nucleo irresistibile, riducendo all’osso, è il racconto.

Trasmissione di una conoscenza, di un sapere, di una sensibilità.

Ci si incontra in uno spazio vuoto, si danno segni e suoni, inizia l’atto teatrale.

E adesso che non sappiamo quando potremo rientrare in quei tèmpli laici

dove immergersi in sospensione di realtà, adesso,

che non sappiamo quando potremo stare di nuovo vicini vicini,

a respirare insieme, in comunità, in quei siti scuri, pericolosi, magici…

ecco, adesso! bisogna immaginare un teatro per il futuro.

Per il futuro vicino, per l’estate che verrà.

Un’estate di piazze dove tornare a raccontare e raccontarsi,

un tempo di luoghi per incontrare e incontrarsi.

forse ancora misurando distanze di sicurezza,

e forse tanti, per obbligo o per umana paura,

vestiranno palandrane protettive, e sì,

sarà strano rivedersi ancora così,

ma si ricomicerà.

Si deve.

Penseremo alle donne e agli uomini, alla necessità di storie, di suoni, di futuro.

Si troveranno modi. Torneremo ad usi antichi, i tramonti ci troveranno a dire di Edipo e Antigone, di Amleto e Ofelia, di Blanche DuBois e Stanley Kowalsky, della leggenda di Colapesce e delle vicende dei briganti. Saluteremo le albe suonando, danzando e cantando al sole che nasce. Si troveranno modi. Useremo vecchie e nuove amplificazioni per colmare le distanze, maschere e giganti torneranno nelle strade. Giocheremo coi nasi rossi, le parrucche gialle, i pantaloni a righe e le bretelle a pois su una canottiera sbrindellata. Si troveranno modi. Andremo paese per paese, con la forza nuda della voce, in un vicolo stretto porteremo storie minime di resistenza cocciuta, di amore ritrovato, di odio sconfitto. Canteremo. Sì, canteremo. Canteremo, sì. Si troveranno modi. Saremo un’altra volta cantastorie che scoprono l’Italia, megafono a batteria e mantello nero e cappello di feltro e 10 e 20 e 30 cartelli disegnati e pupazzi storti e burattini strani.

E fra qualche tempo

un tempo adesso sconosciuto

in un futuro

un futuro che non so

torneremo

famelici feroci felici

nelle fredde sale delle scuole

negli auditorium sgangherati

fra gli stucchi dei vecchi teatri

torneremo

a risuonare strumenti e voci

occhi negli occhi vicini vicini

sconosciuti quasi abbracciati

e i nostri respiri non faranno male.

Adesso pensiamo all’estate.

L’estate che verrà.

 

foto di A. Zwingauer, Cercando Mercuzio, Cosenza 2012

 

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MWB + EO + MG = La fuga di Pitagora

Ernesto Orrico e Massimo Garritano

in

La fuga di Pitagora

lungo il percorso del sole

polilogo in 10 numeri

di

Marcello Walter Bruno

foto: Raffaella Arena

Solo un attimo fa Crotone era New York.

Seguendo il percorso del sole, la Grecia fondava la Magna Grecia come un giorno l’Europa fonderà l’America.

E l’immigrato Pitagora, che giunge a Crotone dall’isola di Samo dopo un percorso iniziatico nei luoghi della scienza e della magia, è il simbolo di un cosmopolitismo che segna fin dall’epoca presocratica i destini della civiltà occidentale.

L’attualità del personaggio, pur nella sua lontananza storica e nella cortina fumogena del mito, è degna di essere posta all’attenzione del pubblico del terzo millennio. Il suo pacifismo oscilla fra vegetarianesimo (Pitagora inventore del minestrone come elogio del meltin-pot) e animalismo (conseguenza della credenza nella metempsicosi, la trasmigrazione delle anime). L’assunto che tutto è numero, che ha conseguenze mistiche che vanno oltre la tavola pitagorica e il teorema di Pitagora, è l’antesignano di tutto il nostro mondo digitalizzato. L’invenzione dello “specchio di Pitagora” con cui scrivere messaggi sulla superficie lunare, leggenda scientifica di cui Baltrušaitis ci racconta la persistenza fino a secoli recenti, si è realizzata nei satelliti per telecomunicazioni. L’inascoltata “armonia dei mondi”, dove l’intero universo (kosmos e non più kaos) produce musica, riemerge nella registrazione sonora degli anelli di Saturno (e forse nell’intera teoria delle stringhe).

Insomma, questa materia antica ci parla della nostra contemporaneità mediterranea, compreso il problema delle migrazioni, del rapporto tra intellighenzia e potere politico, tra elitismo della scienza e populismo della democrazia.

Nota di regia

Il mito si rinnova in Storia che non accoglie insegnamenti Si crolla negli errori di sempre Il tempo si ripete Le anime migrano I corpi muoiono

Gioco di maschere e figure, monodramma per corpo e musica. Una tragedia antica che si rinnova nell’oggi. Un rimbalzare continuo tra un passato lontanissimo e sapiente e il presente della politica sguaiata che si ingegna a negare la ricchezza dell’alterità, del diverso, dello straniero.

Sospensioni

In La fuga di Pitagora i parlanti sono fantasmi che abitano una dimensione spaziale misteriosa, un luogo simbolico in cui le figure evocate si muovono dentro e fuori un pentalfa pitagorico dove si riflette l’agire dell’attore (per se stesso e per chi osserva). E il pentalfa si raddoppia, 5 disegni esoterici richiamano e respingono il testo, aprendo e alludendo a falde narrative che resteranno inesplorate.

Ritornelli

In La fuga di Pitagora, polilogo di stati d’animo, la voce si muove dall’invettiva all’evocazione, tra orazione e lezione, in un movimento sonoro che è moltiplicazione di storie, incastri, accenni, rimandi, citazioni. Pitagora, filosofo di Samo, della sua vita e dei suoi insegnamenti non ha lasciato nessuna fonte primaria, nessuna traccia scritta di suo pugno, nessuna verità storica acclarata, ma abbiamo un magma inesausto di racconti postumi, di biografie apocrife, di studi esoterici, di leggende fantastiche.

Cambiamenti

In La fuga di Pitagora i suoni della chitarra costruiscono panorami acustici che si frangono in pulviscolo elettrico. Le ripetizioni, i loop, i disturbi costituiscono un impasto narrativo che dialoga con la voce, poi la sovrasta, poi la abbandona e la libera. “L’armonia delle sfere”, “il quinto martello” sono indizi e suggestioni per mondi musicali e possibilità di giocare con i numeri, con le note.

spazio, regia e interpretazione Ernesto Orrico
musiche originali eseguite dal vivo Massimo Garritano
voce di Philtys Ada Roncone
disegni originali Raffaele Cimino
oggetti di scena e costumi Merusca Staropoli
composizione brano “Teorema Chill” Fabio Nirta
collaborazione artistica Manolo Muoio
gestione tecnica Antonio Giocondo
registrazioni audio Pierpaolo Mazzulla
organizzazione e amministrazione Alessandra Fucilla
fotografie di scena Raffaella Arena e Claudio Valerio
produzione ZAHIR associazione culturale
special thanks to
Erika Cofone, Eros Leale, Ilenis Hernández, Teatro dell’Acquario, Francesco Vitale

Marcello Walter Bruno è professore associato all’Università della Calabria. Si è occupato molto di cinema, fotografia, comunicazioni di massa e poco di teatro. Ha però collaborato come drammaturgo con Giancarlo Cauteruccio/Krypton e Ernesto Orrico e ha recitato il monologo di Paolo Jedlowski Smemoraz. Ha pubblicato i libri Neotelevisione (Rubbettino, 1994), Promocrazia. Tecniche pubblicitarie della comunicazione politica da Lenin a Berlusconi (Costa & Nolan, 1996), Il cinema di Stanley Kubrick (Gremese, 2017). Scrive su Segnocinema e Fata Morgana.

Ernesto Orrico. Attore, autore e regista. Ha lavorato con Teatro delle Albe, Scena Verticale, Teatro Rossosimona, Centro RAT, Teatro della Ginestra, Carro di Tespi, Spazio Teatro, Zahir, Compagnia Ragli. Ha scritto ‘A Calabria è morta (Round Robin, 2008), le raccolte di poesie Talknoise. Poesie imperfette e lacerti di canzone (Edizioni Underground?, 2018), Appunti per spettacoli che non si faranno (Coessenza, 2012), The Cult of Fluxus (Edizioni Erranti, 2014). Conduce una personale ricerca di scrittura per corpo e voce attraverso diversi progetti di contaminazione tra musica e teatro: Talknoise, The Cult of Fluxus e Speaking and Looping.

Massimo Garritano. Musicista e compositore. Ha conseguito una borsa di Studio per il Berklee College of Music di Boston (1995), il diploma di I° livello in Musica Jazz (2008) e il diploma di II° livello (2011) presso il Conservatorio di Musica di Cosenza. Ha all’attivo numerose incisioni discografiche tra cui: Doppio Sogno (Dodicilune Rec. 2014), Present (Manitù Rec. 2016), Talknoise (Manitù Rec. 2018). È autore di musiche per film, balletti, readings e spettacoli teatrali. Dal 2006 è assistente Collaboratore per i corsi preaccademici del Conservatorio di Cosenza. Docente di Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Potenza (2016, 2017), Cosenza (2017, 2018, 2019) e di Composizione Jazz al Conservaotrio “Tomadini” di Udine (2019).

23 gennaio 2020 (anteprima) / Roma / APteatro

14 febbraio 2020 (studio per uno spettacolo in divenire) / Crotone / Teatro della Maruca

22 e 23 febbraio 2020 (studio per uno spettacolo in divenire) / Reggio Calabria / SpazioTeatro

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Actor, writer and director.

He has worked with Teatro della Albe (acting in Va pensiero by Marco Martinelli and Ermanna Montanari), Scena Verticale (acting in the plays Le tre male bestie and U tingiutu. Un Aiace di Calabria by Dario De Luca), Centro RAT (acting in Antigone and L’Avaro), Carro di Tespi (directing Raskolinikov, Racconto di un delirio), Spazio Teatro (directing Militante d’Occidente), Zahir (acting in La mia idea. Memoria di Joe ZangaraTalknoiseSul modo di essere liberi, 111The Lack of Work and directing #neoeroina), Compagia Ragli (acting in Onions and Panenostro).
He has been part of Teatro Rossosimona between 1998 and 2002 (acting in 
È il momento dell’amore, winner of the award “Premio Scenario 2001”)
He also collaborated with Teatro della Ginestra, his numerous directing credits include 
Ronaldo il pagliaccio del McDonaldsI Prefer Not ToI 7 contro TebeJennu brigannu.
He wrote 
‘A Calabria è morta (Round Robin, Roma 2008), the collections of poetry Appunti per spettacoli che non si faranno (Coessenza, Cosenza 2012), The Cult of Fluxus (Edizioni Erranti, Cosenza 2014.) and Talknoise. Poesie imperfette e lacerti di canzone (Edizioni Underground?, Milano 2018).

He graduated in DAMS from the Università della Calabria, and studied with Maurizio Grande, Valentina Valentini, Marcello W. Bruno and Francesco L. Gigliotti. He then continued to train with Teatro Valdoca, Lyudka Ryba (Cricot2), Romano Colombaioni, Francesco Scavetta, MK, Vincenzo Pirrotta, Peter Zazzali, Peppino Mazzotta, Armando Punzo.

He worked as actor in the movies Primula Rossa (2019) by Franco Jannuzzi, Scale Model (2014) by Fabrizio Nucci and Nicola Rovito, Fiabeschi torna a casa (2013) by Max Mazzotta, Goodbye Mr President (2013) by Fabrizio Nucci and Nicola Rovito, Giù dal cielo (2013) directed by Fabio Rao, an episode of Feng Du Tales by Andrea Belcastro. He appeared as an actor / performer in numerous music videos including Eugenio Finardi’s Passerà (2012), Camera 237’s Etiquette is Useless (2012), and Brunori Sas’s Rosa (2011) and La verità (2016), all directed by Giacomo Triglia.

 

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La mia idea. Memoria di Joe Zangara

di e con Ernesto Orrico 

composizioni originali eseguite dal vivo da Massimo Garritano

collaborazione artistica: Emilia Brandi

realizzazione scena: Ernesto Orrico e Antonio Giocondo

foto originali presenti nella scena: Matteo Ianni Palarchio

luci e audio: Antonio Giocondo

amministrazione: Alessandra Fucilla

ringraziamenti: Max Mazzotta, Paola Scialis e Stefano Cuzzocrea, Dam/Entropia Unical

 Chi è Giuseppe “Joe” Zangara? Un emigrante insoddisfatto della sua vita, un freddo assassino, un anarchico un po’ naif, un insolito comunista, un lucido protagonista del suo tempo o un uomo solo e disperato? Il testo presentato nello spettacolo/concerto “La mia idea” prende liberamente spunto dal memoriale che lo stesso Zangara scrive pochi giorni prima di essere giustiziato nel penitenziario di Raiford in Florida. Un racconto in prima persona della vita del piccolo emigrante calabrese che, attentando alla vita del presidente degli Stati Uniti Franklyn Delano Roosvelt, avrebbe potuto modificare il corso della storia. Il suo “delitto contro lo Stato” viene punito con un “delitto di Stato”, a 33 anni muore fulminato sulla sedia elettrica, il 20 marzo del 1933. La lingua del personaggio-Zangara è un italiano imbastardito dal dialetto reggino e ibridato da numerosi intercalari in inglese-americano, una costruzione linguistica che cerca una verità teatrale non necessariamente sovrapponibile alla verità del personaggio storico. Non c’è il tentativo di una ricostruzione filologica della personalità di Zangara, piuttosto, attraverso l’intreccio tra voce monologante e le sonorità degli strumenti a corda, si esercita la possibilità di animare la (auto)biografia sentimentale di un condannato a morte. La vicenda narrata è emblema e pretesto per far emergere le storie di una umanità dolente accomunata dall’emigrazione, le storie di uomini e donne senza nome che non hanno raggiunto il ‘sogno americano’, e che nel tentativo di raggiungerlo si sono scontrati con ostacoli insormontabili, con difficoltà che li hanno condotti verso esiti tragici. (Ernesto Orrico)

 Mi sono avvicinato a questo lavoro con discrezione, cercando di evitare interventi didascalici e favorendo un punto di vista evocativo. Io sono, a volte, Joe Zangara: il suo dolore, la sua rabbia, i suoi pensieri. Ma sono anche ciò che lui incontra, vede, osserva, tocca. I due strumenti che utilizzo ― il bouzouki e il dobro, meglio conosciuta come chitarra resofonica ― non vengono usati in maniera ortodossa ma servono piuttosto per dare una collocazione spazio-temporale alla storia e al personaggio. Il bouzouki, strumento di origine greca, rimanda al Mediterraneo e quindi in un certo senso alla Calabria. La chitarra resofonica, invece, è strumento proprio degli Stati Uniti, costruita intorno gli anni ‘20, contemporaneamente alle vicende del protagonista. Nel corso dello spettacolo mi ritaglio momenti di libera improvvisazione, reagisco agli impulsi emotivi che la storia emana attraverso l’interpretazione dell’attore, intervenendo in punti sempre differenti e con un approccio non convenzionale. (Massimo Garritano) 

date 2019

4 maggio // Piccolo Teatro Popolare, Tarsia

11 maggio // Teatro dell’Acquario, Cosenza 

date 2018

2 febbraio // IAC Centro Arti Integrate, Matera 

18 marzo // rassegna Zero/Casa della Musica, Lungro

29 luglio  // Radici e Ali, Paola, Cosenza

8 agosto // La fabbrica del tempo, Albidona

28 agosto //  Estate Florense, San Giovanni in Fiore

date 2017

3 febbraio // Teatro della Maruca, Crotone

5 febbraio // SpazioTeatro, Reggio Calabria 

12 febbraio // ZTN, Napoli

16 marzo // Cafè Retrò, Lamezia Terme, Catanzaro

30 marzo // AP Accademia Popolare, Roma

4 maggio // Casa Italiana Zerilli-Marimò, InScena Italian Theater Festival, New York (USA) 

7 maggio // Brick Theatre (Brooklyn), InScena Italian Theater Festival, New York (USA) 

21 maggio // Ricetto degli Enotri, Tortora

28 settembre // InScena Fall – Stony Brook, New York (USA) 

01 ottobre // InScena Fall – Bernie Wohl Center at Goddard Riverside, New York (USA)

date 2016

1 maggio // iCappuccini, Belmonte Calabro

21 luglio // Villa Rendano, Cosenza

1 agosto // Innesti Contemporanei, Squillace 

2 agosto // Face Festival – Parco Ecolandia, Reggio Calabria

23 agosto // Teatro d’aMare, Tropea 

19 ottobre // Giardino delle Esperidi, Zagarise

23 ottobre // Progetto More / Castello Svevo, Cosenza

link portfolio Matteo Ianni Palarchio: http://www.jpmat.net/zangara

Orrico, con la sua forza espressiva, diventa l’uomo Zangara. E lo fa costruendo sapientemente un testo che non ha momenti di stanca, che ci porta nel suo percorso tra la provincia italiana d’inizio Novecento e l’America roosveltiana, facendoci en- trare nelle atmosfere dell’Italia rura- le e della vita dei migranti, grazie an- che a un ricercato studio sul linguaggio. E poi la musica: elemento che, con intensità, si interseca alla perfezione con la storia e che, grazie all’intensa performance di Massimo Garritano, trasporta lo spettatore nel viaggio dalla Calabria all’America, con l’utilizzo del bouzouki, che rimanda a sonorità magnogreche, e del dobro, chitarra tipica degli anni Venti, suo- nata come una lira.

Paola Abenavoli, Hystrio

In ambito teatrale ha riscosso gran successo il monologo di Ernesto Orrico tratto dalle memorie di Joe Zangara; l’anarchico calabrese nato a Ferruzzano (RC) ed emigrato in USA, che in cerca di una affermazione personale progetta di uccidere il Presidente Franklyn Delano Roosevelt e il 20 Marzo 1933 viene giustiziato sulla sedia elettrica nel penitenziario di Raiford, in Florida, a soli 33 anni. Tragedia e umorismo grottesco mescolati con abilità e contrappuntati dalla chitarra di un musicista di grazia.

Stefano Angelucci, Articolo 21

Molto interessante la mise en espace dell’esperto Ernesto Orrico “La mia idea” (al bouzouki e dobro l’intenso chitarrista Massimo Garritano, è appena uscito il suo cd “Present”), ritratto interiore partecipato di Joe Zangara emigrante calabrese che sparò a Roosevelt, condannato alla sedia elettrica. Un racconto vivido tra italiano, calabrese e slang inglese di strada, anticapitalista, dalla parte degli ultimi e degli sfruttati, una lotta di giustizia e uguaglianza con sullo sfondo il conflitto con un padre autoritario e violento e un mal di stomaco che non se ne vuole andare.

 Tommaso Chimenti, Il Fatto Quotidiano

Accanto all’attore, solo due pannelli con foto originali (accanto a quelle di repertorio) realizzate da Matteo Ianni Palarchio, fotografo calabrese che attualmente vive a New York, e il musicista Massimo Garritano accompagnano questo racconto scritto e recitato in maniera magistrale. (…) Quando lo realizza, Zangara/Orrico si veste di forza, una forza buona e discreta, la forza del giusto e di colui che non ha un solo modo di dare vita alla sua protesta, cancellando quello che si presenta come la prima fonte dei suoi problemi.

Laura Caparrotti, La Voce di New York

L’attore e regista Ernesto Orrico, restituisce dell’attentatore un ritratto umano col suo La mia idea – Memorie di Joe Zangara, monologo che concluderà il tour estivo il 23 agosto a Tropea per la rassegna Teatro d’aMare. Il lavoro, accompagnato dalle musiche originali eseguite dal vivo da Massimo Garritano, parte dal memoriale (contenuto nel libro di Blaise Picchi e curato nella traduzione italiana da Katia Massara) che l’uomo ha scritto prima di essere giustiziato il 20 marzo 1933.

Simona Negrelli, Tempo di Lettura

Ernesto Orrico e Massimo Garritano compiono un piccolo miracolo. Riescono con le parole, i gesti e la musica a trascinare lo spettatore in un viaggio spazio-temporale che oscilla tra la Calabria e gli States tra i primi del Novecento e l’avvento del Fascismo, dei totalitarismi e della grande crisi americana del ’29. Aiutati da Emilia Brandi e da Antonio Giocondo alla parte tecnica, la coppia inedita Garritano- Orrico propone una lettura della nostra terra e della società della prima parte del Novecento tutt’altro che stereotipata. 

Andrea Bevacqua, blog 

Un viaggio variegato dai campi della Calabria, alle industrie di seta di Paterson, fino al caldo torrido di Miami, percorso insieme a bouzuchi e il dobro, strumenti del fedele Garritano. Una sinergia artistica, tra l’attore ed il musicista che, dopo anni, si è concretizzata lo scorso marzo. Un lavoro intenso di dialogo serrato e commento in musica. “Come se ci fosse un altro Zangara – spiega l’autore – che, attraverso il suono, ripercorre dolore, pensieri e patimenti”.

Gabriella Lax, Laxstyle

foto di Vincenzo Provenzano

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Talknoise

Talknoise è un corpus di parole sospeso tra urgenze espressive, narrazioni interrotte e lacerti di canzone. È un flusso sonoro alimentato da chitarre rumorose, melodie spezzate e frammenti di pura improvvisazione. Una sorta di recitativo in jazz, jazz inteso come ricerca della verità, dell’immediatezza, della frontalità. Una specie di parlato in punk, punk inteso come ricerca della verità, dell’immediatezza, della frontalità. Nessuna di queste due cose. Entrambe. Altre ancora. Per esempio teatro, attraversamento di stati d’animo, gioco di maschere e posture, esperimento che si adatta agli spazi di azione, senza rigidità e partiture chiuse. Per esempio racconto, frammento che resta sospeso, non finito, soffiato o spinto, urlato o sussurrato. Per esempio poesia, voce che insegue il suono e suono che si arrocca alla voce.

 

8 settembre 2019
Reading Festival / Casali del Manco

23 luglio 2019
Arte Pane Poesia / Paola

27 aprile 2019
Balenando in burrasca / Reggio Calabria

05 aprile 2019 
BiblioAP / Roma

09 febbraio 2019
Tip Teatro / Lamezia Terme

25 e 26 gennaio 2019
Teatro della Maruca/Crotone

28 ottobre 2018
Teatro dell’Acquario / Cosenza

07 ottobre 2018
Rifugi d’Aria_Border ExConvento / Belmonte Calabro (CS)

21 agosto 2018
Cleto Festival /Cleto (CS)

27 luglio 2018
FACE Festival Ecolandia / Reggio Calabria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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TALKNOISE live al Teatro dell’Acquario

Artwork locandina: Raffaele Cimino
foto: Matteo Ianni Palarchio

 

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