Ernesto Orrico

Attore, regista e autore teatrale

Talknoise

Talknoise è un corpus di parole sospeso tra urgenze espressive, narrazioni interrotte e lacerti di canzone. È un flusso sonoro alimentato da chitarre rumorose, melodie spezzate e frammenti di pura improvvisazione. Una sorta di recitativo in jazz, jazz inteso come ricerca della verità, dell’immediatezza, della frontalità. Una specie di parlato in punk, punk inteso come ricerca della verità, dell’immediatezza, della frontalità. Nessuna di queste due cose. Entrambe. Altre ancora. Per esempio teatro, attraversamento di stati d’animo, gioco di maschere e posture, esperimento che si adatta agli spazi di azione, senza rigidità e partiture chiuse. Per esempio racconto, frammento che resta sospeso, non finito, soffiato o spinto, urlato o sussurrato. Per esempio poesia, voce che insegue il suono e suono che si arrocca alla voce.

 

27 aprile 2019
Balenando in burrasca / Reggio Calabria

05 aprile 2019 
BiblioAP / Roma

09 febbraio 2019
Tip Teatro / Lamezia Terme

25 e 26 gennaio 2019
Teatro della Maruca/Crotone

28 ottobre 2018
Teatro dell’Acquario / Cosenza

07 ottobre 2018
Rifugi d’Aria_Border ExConvento / Belmonte Calabro (CS)

21 agosto 2018
Cleto Festival /Cleto (CS)

27 luglio 2018
FACE Festival Ecolandia / Reggio Calabria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ballata del Teatro 19

Caro Teatro cosa dici?
Hai acceso il motore, non lo hai mai spento
Cosa pensi succederà nell’anno nuovo?
Hai aperto le porte, non le hai mai chiuse
La novità sta solo nel numero?
Caro Teatro cosa dici?
Diciannove
Tutto resterà come prima oppure
Ci saranno clamorosi sviluppi
Gli inquirenti brancolano nel buio della sala
I nostri spettacoli, le nostre capriole, le nostre parole incideranno?
Uccideranno?
Le scene avranno occhi e orecchie a sfidare?
Bucheranno?
Le indagini sono in corso
E cosa sceglieremo di raccontare?
Con quali braccia, quali gambe, quali teste?
E i soldi il sostentamento i finanziamenti?
A chi gioveranno?
Gli ingaggi saranno congrui?
Gli attori li vedranno?
Ma servono davvero i soldi per fare teatro?
Ci sono pareri discordanti su questo punto
No? Oh! No! No? Oh!
O siam tutti daccordo che sopravviveremo?
“Con il teatro non si mangia”!
Ma sì, arriveranno anche i denari
Sì? Oh! Sì! Sì! Oh!
Arriveranno pure quelli
I lungimiranti avranno costruito le giuste modalità
I presupposti che consentono l’esistenza dell’impresa
L’impresario è tornato, fosse mai andato
L’arrotino del teatro
Io sono a favore del finanziamento pubblico per il teatro
Sia esso ministeriale, regionale, provinciale, comunale
Io sono contrario al finanziamento dell’industria aerospaziale
Sia esso! E così sia!
Io sono pro io sono contro
Sia esso! E così sia!
Io sono per un teatro extraterrestre
Senza povertà tutto lustrini e pelle verde
Per un teatro marziano
Mentre Karl riposa in cantina
Le formule algoritmiche
Possono risultare astruse
Possono apparire spaventose
Composizioni alchemiche, forme misteriche
Ci dicono che esse son necessarie
A misurar lo stato delle cose, della produttività, della professionalità
Ci vogliono registi che sono ipnotisti
Ci vogliono acrobati che son commercialisti
Ci vogliono organizzatori che son passisti
Artisti ciclisti
È nella bicicletta la scelta, l’hai voluta
Ma lo stato delle cose coincide con lo stato dell’arte?
Nel dubbio più o meno amletico stiamo
Qualcuno è sempre pronto a sentenziare
Che l’arte, se è tale, deve essere senza misure
Smisurarte!
Ma se il metro del sarto sta tutto nelle mani di un tizio
Assessore Tal dei Tali
Presidente Ics Omissis
Sindaco Pinco Palli
Direttore Genu Flessos
Ancor più schifiamo e urliamo allo scandalo
Se i quattrini passano e nessuno, ovvero qualcuno, conosce
Le strade dei transiti i vicoli degli smazzi le chat degli smerci
Chissà il giusto dove sta, in quale terra di mezzo stiamo
T’immagini caro Teatro se si chiamasse Calabria?
La terra senza un teatro pubblico delle forme ufficiali
Le forme conclamate, quelle giunoniche, ministeriali
La follia dell’immaginarlo, un teatro Nazionale
Difficile un TRIC, non impossibile
Un Centro di Produzione, accrocco probabile
Moloch possibile, un Circuito Regionale
Fino a quando non si scioglierà il nodo enorme
Del teatro che non c’è
La terra vivrà agitandosi nella sua marginalità
Talvolta luminosa, la Calabria per esempio
La terra resterà nella sua sospensione
Talvolta grottesca, la Calabria per esempio
E l’artista più o meno bravo, più o meno capace, più o meno visionario
Si inventa d’improvviso un guizzo
In piedi sui pedali la fuga in avanti
Ecco l’inatteso, ecco la quadratura, ecco il miracolo
Si produce l’opera minoritaria il monologo inferiore il flusso particolare
E l’artista più o meno furbo, più o meno rapace, più o meno pasionario
Incrocia l’impresa teatrale lungimirante
Ecco l’inatteso, ecco la quadratura, ecco il miracolo
Si produce l’opera totale il colosso teatrale il classico naturale
E le prove pagate e i salari sindacali e le pause scandite
E gli amorazzi in quinta e le cene canoniche
E gli applausi infiniti e le critiche stampate
Caro Teatro mi dibatto
Tra osservazioni e domande
Forse patetiche forse poetiche certo oziose
Intuizioni banali un poco trite certo oziose
Che queste cose ce le siam detti tante di quelle volte
Uh! Che noia Ernesto!
Fai l’attore? E non rompere! Coglione!
Ma le saette di pensiero sono necessarie
Devo farlo il punto, ho bisogno di tracciarlo il segno
Per non ricadere
Negli errori già ingoiati
Nei tombini dell’oblio
Il nuovo anno, quando arriva, che follia!
Mi obbliga a credere che il futuro davvero esista
E si continua a scrivere, a dare voce
E si insiste nel capriolare, nel saltare
E si procede facendosi coraggio
E si caricano furgoni scalcagnati
E si guidano utilitarie sgangherate
E si vola a basso costo, si viaggia nottetempo
E si parte e si torna e poi si riparte ancora
Con i mezzi che ci sono, con quelli necessari
Per l’arte, per la vita
Per quella agognata poesia, in eterna via di estinzione, che sempre resisterà
Per la vita, per l’arte
Per il teatro.

 

 

Caro Teatro
Il 2018 è stato strano assai, doloroso molto
Io ho perso un’amica eccezionale, tu hai perso un’artista formidabile
Il 2019 lo dedico a lei
Ogni giorno di prova, ogni replica, ogni andata, ogni ritorno
A Paola Scialis.

2 gennaio 2019

foto: Serena Clausi

 

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Flusso disordinato sull’anno che finisce

Come ogni maledetto anno su questa Terra

bilanci e riflessioni nel giorno finale

nel momento dell’ultimo strappo al calendario

quasi sul punto dello stappo di una buona bottiglia

da dove comincio?

Dal poco cinema al cinema

così poco che non ricordo particolari vette

per motivi personali per motivi storici per motivi vari

dovrò recuperare almeno Blade Runner e Dunkirk

e qualche altra visione che un amico ultrà cinefilo mi dirà

di teatro tanto nel grande teatro di sicuro

Enzo Moscato e Roberto Latini attori-voci-corpi-vibranti

vissuti in risicati spazi calabri, dove poter sentire addosso

tutta la magia tutta la potenza tutta la poesia

che questo rito antico come l’uomo riesce a scatenare

ancora, nonostante tutto il digitale che ci mangia

di letteratura di tante letture

disordinate abbandonate riprese smozzicate piegate e finalmente finite

Don Winslow e il suo Corruzione divorato in 3 giorni di estate

e poi ancora lui e Il Cartello assaporato nella settimana successiva

le pagine di carta sono il mio cibo preferito

continuo da 20 anni e più a sgranocchiare la mia rivista musicale

si chiama Rumore

e ho ripreso a sfogliar L’Espresso

e con tanta fatica qualche quotidiano

come va il mondo? E la politica italiana? Che depressione.

Infine di musica di suoni di canzoni

A casa tutto bene, a squarciagola contro la paura

da Lamezia a Milano passando da Modena e Ravenna

con i miei figli con il mio amore sempre accanto

sulle strade d’Italia e per le strade di New York

e poi Edda, la sua Graziosa Utopia e una dedica decisa insieme sul cd

e poi Con ghiaccio di Giovanni Succi che ha dentro Sipario

la canzone delle mattine solitarie per le strade romagnole

e poi tantissimi ripescaggi dal passato

Laura Nyro soprattutto, scopritela o riscopritela e mi direte grazie

e la voce inspiegabile di Diamanda Galas, così difficile così indispensabile

e Chris Cornell… i Soundgarden, i Temple of the Dog e i Mother Love Bone…

e poi ancora ritorni i Queens of the Stone Age di Villains

da sparare a tutto volume

mentre finalmente guido sulla amata-odiata Salerno-Reggio Calabria

Tutto qui? No, c’è stato molto altro

ci sono state nottate con Vincenza a fare indigestione di televisione

The night of con John Turturro è la serie in cui avrei voluto avere una parte…

pure piccolissima… e invece niente…

ah! quest’anno ho fatto pure dei provini per delle serie…

le faremo sapere.

ah! ho fatto pure un ruolo, piccolo ma bello, in un film… non è ancora finito

vi farò sapere.

E poi ci sono stati altri libri che ho riaperto dopo anni e che mi hanno scosso di nuovo

Petrolio di Pasolini sta sul comodino ad accompagnare il passaggio al 18

è stato un anno ricco di avvenimenti, belli? Sì, e brutti? Anche…

persone andate per sempre per le quali ho pianto un bel po’, perché piangere si deve

E nuovi arrivi meravigliosi, nuove vite da crescere e da coccolare da amare

è stato un anno di tanto lavoro in teatro, finalmente!

La nostra idea con Garritano è quella di continuare con Joe e con tanto rumore

e con Va pensiero del Teatro delle Albe ho incontrato un nuovo universo

ne sospettavo l’esistenza in effetti… ma viverlo! Wow! che cosa pazzesca!

E quindi è stato un anno di tanti viaggi, di difficili rinunce, di sorprendenti scoperte

di bla bla bla e di eccetera eccetera eccetera…

Ah! è stato un anno di esperimenti in cucina

di una nuova dieta che mi sono inventato

pare dia i suoi frutti

tutti a dirmi “sei dimagrito”!

E sì, sono dimagrito

Quindi?

Sto meglio o sto peggio?

 

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antiCabarè con Ernesto Orrico al DAM microteatro

ernesto antiCabarè

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THE CULT OF FLUXUS – F#3 Rinunciare alla fine

The Cult of Fluxus è forma poetica aperta, è sperimentazione di possibilità sonore, è tentativo di sopravvivenza artistica, è autoproduzione digitale spinta.

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The Cult of Fluxus

Artwork by Fabio Gaudio

parole e voce: Ernesto Orrico

F#1 Mancano tante cose / Luigi Porto

F#2 Finestra sull’astrazione / Cristian Rosa

F#3 Rinunciare alla fine / Marco Orrico

F#4 Un partigiano sbagliato / Francesco China Cristiano

F#5 4 dicembre 1912 / Sergio De Luca

F#6 I palombari della storia / Raffaele Fata

F#7 Il teatro è caduto / Massimo Palermo

F#8 Conosciamo le nostre possibilità / Vlad KayaDub Costabile

F#9 Ragazzo dannato nel bagno / Gianfranco De Franco

F#10 La mia città è il mio sangue / Robert Eno

 

Edizione digitale: soundcloud.com/thecultoffluxus

Fluxus è la rubrica di scrittura automatica che pubblico sul periodico Fatti al Cubo. Ho affidato i primi 10 frammenti, registrati in voce, a musicisti e/o dj e/o manipolatori di suoni che hanno operato i diversi trattamenti sonori. The Cult of Fluxus è il risultato. (Ernesto Orrico)

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Ernesto Orrico // the Fragment Tour

ottobre/novembre/dicembre 2012
Ernesto Orrico // the Fragment Tour
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sabato 6 ottobre – Ariano Irpino, castello Normanno
Teatro della Ginestra
Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi
di Vincenza Costantino
con Dante de Rose, Manolo Muoio, Ernesto Orrico
regia di Ernesto Orrico

Jennu brigannu

sabato 20 ottobre – Bari, teatro Kismet
Scena Verticale
U Tingiutu. Un Aiace di Calabria
testo e regia di Dario De Luca
con Dario De Luca, Rosario Mastrota, Ernesto Orrico, Fabio Pellicori, Marco Silani

U Tingiutu

domenica 28 ottobre – San Fili, teatro Gambaro
Zahir
The Lack of Work Kills. A Speaking and Looping Session.
di e con Ernesto Orrico e Marco Orrico

The Lack of Work Kills

martedì 20 novembre – Rende, PTU Unical
sabato 1 e domenica 2 dicembre – Reggio Calabria, Spazio Teatro
Zahir
#neoeroina
testo e regia di Ernesto Orrico
con Maria Marino

#neoeroina

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Un dialogo con Nerina Garofalo

http://wordsocialforum.wordpress.com/2012/06/22/appunti-per-spettacoli-che-non-si-faranno/

un dialogo con Nerina Garogalo:

Ho incontrato Ernesto attraverso le parole, quando ci siamo scritti per un progetto antologico nel quale è impegnata la libera editrice Coessenza. Più o meno un anno fa. In questo quasi anno, abbiamo finito con l’incontrarci, virtualmente, in più luoghi, fino a imparare a conoscerci attraverso testi, immagini e azioni. L’uscita di “Appunti per spettacoli che non si faranno” mi ha consentito un passo in più sul territorio dell’incontro. Un passo stimolante, per quella commistione di energia e consapevolezza dolorante che contiene. Con la bella dedica (in foto) con cui me lo ha donato Alessandra Luberto.

Appunti per spettacoli che non si faranno è  (come ben annota Alessandro Chidichimo nella suggestiva prefazione), una raccolta di marginalia, note d’attore e frammenti che annusano la poesia.Pubblicata dalla Casa Editrice Coessenza, con le illustrazioni originali di Raffaele Cimino, artista  ed art director che dal 2003 vive e lavora a Modena.

Illustrazioni di inusuale nitida potenza, accompagnate a testi che rivelano l’indicibile, il backstage della creatività, e spaziano fra il diario, la poesia, il poemetto in prosa e il fumetto, in questa costruzione emozionata.

Mentre scrivo, esce in rete il nuovo video di Eugenio Finardi, Passerà, tratto dal triplo cd “Sessanta”, con testo scritto a quattro mani con il cantautore ligure Zibba. Girato nella campagna cosentina, con la presenza audacemente allegra, fiduciosa e vitale di artisti ed abitanti calabresi, il video esce, a breve distanza da un altro video legato a Cosenza e online da tre settimane, il bel Benvenuta a Cosenza diMarco Fama, di cui abbiamo scritto in questo stesso spazio).

Tutto questo fermento,  andando a stringere questi giorni di crisi nell’anello che tiene della creatività e del sentimento del futuro. Nel video Ernesto Orrico è una presenza straniante e suggestiva, con quel suo silenzio mimico trafitto di significati. Con lui, fra gli altri, Brunori Sas  e la fotografa Ivana Russo.

Dalla curiosità per tutto questo sono nate le domande, alle quali Ernesto Orrico ha risposto consentendoci di prender parte ad un altro  tassello del suo vissuto creativo ed umano.

NG: Ernesto vive nel teatro e porta il teatro nel mondo. Lavora con grandi e piccoli, per età e dimensione. Ha maestri e colleghi di esperienza straordinaria, fra tutti Mariangela Gualtieri. Cos’è per te il teatro? In quale teatro poni oggi il tuo teatro?

EO: Il teatro è il mio aggancio al reale. La poesia attraverso cui interpretare il mondo. È, nel tempo, l’ancora che non ha consentito di abbandonarmi ad una vita sociale sfocata. Ho avuto modo di incontrare tanti maestri, alcuni per periodi troppo brevi, ma tra i laboratori in cui ho avuto la possibilità di studiare quelli con Mariangela Gualtieri sono stati tra i più illuminanti, un’idea che da lì proviene e su cui ancora continuo a macinare, è il lavoro sulla lingua sciancata, sulla lingua rotta; un’uscita continua dai margini della scrittura e dall’oralità di un italiano presunto corretto.

Il mio teatro cerco di portarlo ovunque, certo, i miei lavori non sono assai appetibili per i grandi teatri, anche se il mio sogno perpetuo è di poter recitare per 30 giorni di fila al Rendano, e forse per la mia città e i miei concittadini sarebbe un incubo.

In questo periodo, con un gruppo di amici artisti e di appassionati di teatro stiamo costruendo delle azioni teatrali di massa per le strade e le piazze di Cosenza, un’idea che abbiamo mutuato dal progetto “Mercuzio non vuole morire” che Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza stanno portando avanti a Volterra, si tratta di un teatro che conquista lo spazio pubblico attraverso la poesia di corpi e voci non arresi allo stato delle cose presenti.

NG: Appunti lavora sul terreno della poesia, da dove parte questo desiderio, che sembra contenere, per titolo e genere, una ammissione di impotenza e allo stesso tempo la pretesa di un assoluto e di una utopia?

EO: Il titolo forse è una provocazione a me stesso, la scrittura mi ha sempre dato la possibilità di costringermi a mantenere un’etica, di giocare a non tradirmi. Ritrovare le parole di prima mi da un senso di sicurezza, per le scelte che ogni giorno si devono compiere. Fissare piccole poesie, stralci di ipotetici spettacoli su carta diventa un impegno per il futuro, pur nella consapevolezza che non ci siano scritte verità immutabili, anzi tutt’altro, resta però la possibilità rileggendosi di non smarrirsi. Nel lettore che non conosce la mia vita invece mi auguro che possa innescarsi un meccanismo simile, come se la scrittura fosse una mappa da consultare per trovare un sentiero provvisorio in cui avventurarsi: su di me i libri hanno questo effetto.

NG: La tua raccolta vibra di spari, la velocità del colpo e il suo silenzio d’attesa sono dichiarati. Cos’è oggi uno sparo a teatro, in una città che ha sempre avuto con il teatro un legame forte, determinato e a un tempo fortemente ambiguo?

EO: La sorpresa che ancora può innescarsi grazie alla prossimità di corpi, voci, umori nel luogo fisico in un cui si svolge l’azione teatrale. Ancora questo forse nient’altro che questo? Il teatro, il suo farsi, si declina in centinaia di modi, di stili, di forme, di caratteri… esiste e insiste in ogni angolo del globo, finché ci saranno anche solo due esseri umani che agiscono, giocano, si guardano, sopravviverà.

Nella città e nella regione in cui vivo, fatto salvo il periodo magno-greco, l’arte teatrale vive il suo miglior momento, grazie a decine di operatori culturali che hanno preso finalmente coscienza della loro qualità artistica. E questa fioritura è avvenuta nonostante gli investimenti economici delle amministrazioni pubbliche sulla promozione della cultura teatrale abbiano continuato ad essere ondivaghi, carenti o legati a logiche clientelari, mi riferisco in particolare a come vengono nominati i direttori artistici delle istituzioni teatrali pubbliche o semipubbliche dotate di maggiori budget.

NG: La tua è una raccolta dolorosa e odorosa, come nei migliori luoghi l’olfatto è chiamato in causa dalla parola, e con esso il perimetro del corpo che lo veicola e lo produce. Che odore ha questa tappa senza perimetro nella tua ricerca? Dove ti dimori, fra ciò che si farà e non si farà?

EO: Mi dimoro in qualsiasi luogo possa avverarsi una possibilità di teatro e di scrittura, alla ricerca insistente del contatto con l’altro da me, e spesso ovviamente accade di commettere errori grossolani che mi costringono a rapide ricostruzioni, a nuovi ripensamenti.

Negli ultimi mesi sto sperimentando delle forme poetiche di scrittura all’improvviso sui social network, usando la bacheca elettronica come spazio performativo, come estensione ideale di un ipotetico teatro della mente. Ovvio che manca la componente della prossimità fisica che produce odore e sapore, ma è un pezzo di un panorama più ampio, un intrecciarsi continuo di reale e virtuale, una contaminazione perpetua, uno scivolamento perenne che nel mio caso cerca poi consistenza e esistenza nello spazio dell’azione teatrale dal vivo.

NG: La relazione con l’impegno è palese, almeno a me arriva questo, quasi come un sussulto a ogni passo. Ed è una relazione con l’impegno e il disincanto, con la rabbia e l’amore. Quanto amore c’è nel aver costruito il libro con Coessenza e con Raffaele Cimino? Chi è, nella tua vita, Raffaele Cimino, per accolto la sua visione sulle tue parole, visione che arriva sinergica, persino fibrillata?

EO: Coessenza io la definisco una casa editrice selvaggia, che mi auguro non si adegui mai ad una presunta “civiltà”. La scelta di pubblicare con questa piccola realtà indipendente è stata naturale, in un certo senso automatica. Ho partecipato per due anni agli incontri periodici che i componenti della Coessenza organizzano in luoghi occupati, all’aperto, in spazi universitari, sempre con l’idea di un nomadismo felice e leggero, ho letto i testi miei e di altri autori in una logica orizzontale di confronto che mi auguro possa continuare nel prossimo futuro.

Raffaele Cimino è un amico, un vecchio collega d’università e soprattutto un artista con una sensibilità assai orientata alla decodifica della contemporaneità, forse grazie al fatto che è anche direttore creativo di un’agenzia di comunicazione. Negli ultimi 10 anni abbiamo collaborato in diverse occasioni, ha realizzato alcuni disegni di grandi dimensioni per “Hamlet Cuts”, spettacolo che ho messo in scena su un testo di Marcello Walter Bruno; il fondale per “Nel Sangue” performance, che ho realizzato con Manolo Muoio, dedicata Rocco Gatto, il mugnaio comunista ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1977 per non essersi piegato al pagamento del pizzo; più di recente ho partecipato come performer alla sua video-installazione “La decadenza dell’ultimo quarto”. Le illustrazioni che accompagnano le parole di Appunti per spettacoli che non si faranno, Raffaele ha voluto fortemente realizzarle dopo aver letto il testo, la mia richiesta era solo quella di creare un’immagine per la copertina, ma la sua proposta di accompagnare tutte le pagine con delle creazioni originali mi ha sorpreso e ovviamente emozionato. Il risultato ai miei occhi appare come un potenziamento esponenziale delle parole, un allungamento di orizzonti e di senso.

NG: Chi ha scritto la prefazione dice di odiare le prefazioni, io amo le interviste se riescono a dare spazio alla vita di chi le accoglie. Se fossi tu a poterti fare una domanda, se potessi aprire ancora uno spettacolo che non farai e che quindi fai nella parola posata, non recitata, non spaziata, di cosa parlerebbe? Dove ci porterebbe?

EO: Le domande che continuo a pormi sono dentro Appunti, gli spettacoli che non farò o che cambierò facendoli sono già dentro questo libro e negli altri testi che continuo a scrivere. C’è un mio monologo inedito che si chiama Non parlo dell’Italia, esiste, ha una parvenza di definizione, eppure sento che non lo metterò in scena nell’immediato, non so bene dire perché, forse perché mi provocherebbe un dolore troppo lacerante che ho già provato con

‘A Calabria è morta? E allora continuo a leggerlo, a sentirlo risuonare nelle mie stanze, a riscriverne pezzi. Mi interessa continuare a interrogare il mondo di adesso, le circostanze in cui viviamo, le paure da cui siamo attraversati. Sogno di scrivere un dialogo tra una donna e un uomo che non smettono di amarsi nonostante la realtà che hanno intorno sembra sgretolarsi ogni giorno che passa.

NG: Nessuna ama è forse la pagina che ho più amato, il testo che ho più compreso. Ma qui siamo alle personali assonanza, forse perché è un testo esattamente maschile, ed io amo la convergenza sull’esistenza. Ci metto accanto ritornello 1, e ti porgo la parola rabbia. Noi ci conosciamo poco, ma in ogni nostro contatto che ci sia stato mi è invece arrivata una straordinaria delicatezza, di modo, di contatto, di analisi, di accostamento all’altro. Sento quindi come un’ospitale divergenza. Se dovessi leggerla, vedrei in essa la ragione di una scelta sul terreno della poesia per esprimersi. È un azzardo?

EO: Forse la scrittura mi serve come esorcismo della violenza, della rabbia che comunque mi capita di covare dentro. Di fondo sono una persona piuttosto riflessiva, mi piace ascoltare le ragioni degli altri e discutere, confutare tesi o, quando succede, e non è raro, arrendermi a nuove opinioni che pensavo di non poter pensare. La poesia, la scrittura veloce, frammentata, le frasi saette, i micromonologhi è come se si servissero di me per aiutarmi ad avere una parvenza di controllo sulla vita. Non credo che potrei mai scrivere un romanzo, ci sarebbe bisogno di un progetto con fondamenta solide e poi bisognerebbe decidere i piani, gli spazi e troppe cose da nominare e concatenare, troppo controllo da esercitare. No, non mi entrerebbe/uscirebbe proprio in/dalla testa.

NG: Azzarda con me: mi regali il titolo per uno spettacolo che farai, ad ogni costo?

EO: Neo-Hero-In. A Woman Experiment. È già in lavorazione, nel prossimo autunno se le cose gireranno per il giusto verso… debutterà.

(N.G, Roma, 22 giugno 2012)

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Appunti per spettacoli che non si faranno

è uscito il mio nuovo libro di poesie. Edizioni Coessenza.

illustrazione di Raffaele Cimino

www.coessenza.org

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Appunti per spettacoli che non si faranno (il libro)

E’ in uscita il mio nuovo libro, Appunti per spettacoli che non si faranno. Una raccolta di marginalia, note d’attore e frammenti che annusano la poesia pubblicata dalla casa editrice Coessenza, con le illustrazioni originali di Raffaele Cimino.

Lo sputaparole, illustrazione di R. Cimino (2011)

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