Ernesto Orrico

Attore, regista e autore teatrale

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antiCabarè con Ernesto Orrico al DAM microteatro

ernesto antiCabarè

Postato novembre 11th, 2015.

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AMMATTARELLAMENTO!

ammattarellamento!

Postato febbraio 4th, 2015.

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un guerrigliero teatrale / quello che resta

Tratto dalla prima rappresentazione di “La superficie della lotta – Concerto per guerriglieri abbandonati”, di e con Ernesto Orrico (Sala SpazioTeatro, Reggio Calabria, sabato 24 marzo 2012). Riprese: Luciana Pensabene. Foto di scena: Aldo Valenti.

 

Postato novembre 25th, 2014.

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I dieci flussi di coscienza di Orrico / di G. Veltri

I dieci flussi di coscienza di Orrico
di Gianluca Veltri
rubrica Effetto note, Il Quotidiano della Calabria di venerdì 23 maggio 2014, pag. 48

Capita poi d’imbattersi in operazioni singolari, nate magari per caso, ma stimolanti, capaci di suscitare curiosità. Come “The Cult of Fluxus”. L’autore è Ernesto Orrico, attore, autore e regista teatrale cosentino, che ha sottoposto a trattamenti particolari dieci frammenti di scrittura a suo tempo pubblicati sul periodico “Fatti al Cubo”. Dieci monologhi, testi registrati e affidati a ciascuno a dieci musicisti diversi, senza alcun vincolo che non fosse la loro libera espressività. Tante forge per un’unica officina finale. Ne sono nate dieci tracce, per nulla slegate nonostante la natura eterogenea delle rispettive genesi, che compongono “The Cult of Fluxus”, pubblicate solo in digitale e ascoltabili sulla piattaforma musicale Soundcloud. Ispirato dall’esperienza del gruppo artistico neodadaista Fluxus degli anni 60, il lavoro di Orrico, annunciato dal singolo e video “Rinunciare alla fine”, rivendica l’interdisciplinarietà e lo sconfinamento delle forme artistiche. Si presta quindi, come forma aperta per eccellenza, a essere riproposta e riletta in versioni dal vivo cangianti quanto mai. La pubblicazione delle tracce musicali è contemporanea all’uscita, a parte, del libro “The Cult of Fluxus” (ed. Eranti) che contiene i testi dei frammenti. Dub, elettronica, noise, electro, musica sperimentale, metal: sono tante le forme in cui si declina il Fluxus di Orrico, inclusi riff tenebrosi e ossessivi, il rock letterario alla Massimo Volume, un ambient rumorista. Le parole si inseguono, riverberano, inciampano sopra i tessuti musicali orditi dai vari artisti. Aver consegnato un pezzo a un solo musicista rende ciascuna traccia densa e peculiare. Il polistrumentista Gianfranco De Franco ha riflettuto “su come spezzettare la traccia” introducendo “effetti che hanno reso la voce più strumentale”. Il compositore Luigi Porto ha registrato da New York fraseggi che riproducessero “un’atmosfera fumosa di disagio”; Marco Orrico (dei Camera 237) ha “tirato fuori la parte più elettronica” di sé per creare un flusso continuo di coscienza, e così via. A comporre la decina sono intervenuti Cristian Rosa (cantante dei Gripweed), Massimo Palerno (Brunori SAS), i dj Robert Eno, Vlad “Kaya Dub” Costabile, Francesco Cristiano, il chitarrista metal Raffaele Fata e l’artista visivo Sergio De Luca.

TCOF occhi

Postato maggio 24th, 2014.

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THE CULT OF FLUXUS – F#3 Rinunciare alla fine

The Cult of Fluxus è forma poetica aperta, è sperimentazione di possibilità sonore, è tentativo di sopravvivenza artistica, è autoproduzione digitale spinta.

Postato maggio 16th, 2014.

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The Cult of Fluxus

Artwork by Fabio Gaudio

parole e voce: Ernesto Orrico

F#1 Mancano tante cose / Luigi Porto

F#2 Finestra sull’astrazione / Cristian Rosa

F#3 Rinunciare alla fine / Marco Orrico

F#4 Un partigiano sbagliato / Francesco China Cristiano

F#5 4 dicembre 1912 / Sergio De Luca

F#6 I palombari della storia / Raffaele Fata

F#7 Il teatro è caduto / Massimo Palermo

F#8 Conosciamo le nostre possibilità / Vlad KayaDub Costabile

F#9 Ragazzo dannato nel bagno / Gianfranco De Franco

F#10 La mia città è il mio sangue / Robert Eno

 

Edizione digitale: soundcloud.com/thecultoffluxus

Fluxus è la rubrica di scrittura automatica che pubblico sul periodico Fatti al Cubo. Ho affidato i primi 10 frammenti, registrati in voce, a musicisti e/o dj e/o manipolatori di suoni che hanno operato i diversi trattamenti sonori. The Cult of Fluxus è il risultato. (Ernesto Orrico)

Postato febbraio 21st, 2014.

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Motus in the Fire

il teatro esiste / il teatro vivente / il teatro resiste / il teatro presente / spogliato / crudo / asciutto / che parla dritto / che fa poesia di luce / che fa concerto di rumore / che è corpo pronto / che la barriera è infranta / che il respiro è unico / che la carne è tesa / che il sudore è caldo / che il sangue è freddo / ancora Antigone / ancora presenza / gesto secco / contro il potere / ancora non violenza / ancora rivoluzione / possibilità / tensione / scatto / figura / il teatro documento / foglio antico di Sofocle / parola nuova deterritorializzata / la scena / il suo tempo / l’azione / il fronte / il nostro scorrere / il fuoco / l’odore / il campo / la città è scossa / di nuovo / ancora / sempre / la fine è lontana.

 

2 nov 2013 / dopo la visione di Alexis. Una tragedia greca / Motus / Teatro Morelli. Progetto More. Cosenza.

 

Postato novembre 2nd, 2013.

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NONHALEZINNE!

NONHALEZINNE!
Biografie post-punk immaginarie.
Di Ernesto Orrico

Originariamente pubblicate su “nonèlazine”, fanzine gratuita distribuita nell’ambito delle serate “Always Never Again”, stagione 2011/2012

1-Vita e morte di Wendy K
Wendy K (Knutzen all’anagrafe) ha attraversato come una scatenata e irriverente supernova la scena rock alternativa americana negli anni compresi tra il 1985 e il 1994. Nata ad Aberdeen nello stesso anno di Kurt Cobain, si è poi trasferita con la famiglia a Los Angeles, dove a soli 15 anni esordisce come batterista dei Pricks and Bullets, il loro suono, immortalato nell’Ep “Smoking Feets”, era un caotico impasto di country e blues con il piede sempre poggiato sull’acceleratore. Dopo questa prima esperienza Wendy K passa a suonare il basso ed entra a far parte dei Roll Over Himmler con i quali incide nel 1985 l’Lp autoprodotto “Paste the Taste”, in cui l’urgenza del punk stradaiolo si mischia inaspettatamente con le raffinate sonorità offerte dal violino e dalla voce del cantante Russ Eric Masters, i ROH ottengono grandi consensi da parte dei fanzinari più avveduti ed effettuano un lunghissimo e sgangherato tour che li porterà a suonare anche in Europa nel circuito degli squat e dei centri sociali (a Milano suonano al Leoncavallo). Nel 1987 i ROH firmano un contratto con la Geffen records, proprio negli stessi giorni in cui esce “Appetite for Destruction”, ed incidono l’album “Riot in L.A. Hospital”, la foto che immortala Wendy K seduta a gambe aperte su un tavolo operatorio e con i capelli in fiamme viene ritenuta offensiva dalla catena di supermercati S-Mart (di proprietà del magnate conservatore Jessup Stones), l’album viene ritirato dal mercato e messo al macero, attualmente le quotazioni delle poche copie in circolazione viaggiano intorno ai 5.000 dollari. Dopo questo episodio e a causa delle intemperanze di Wendy K, si narra che la bassista fu sorpresa a defecare sulla scrivania di David Geffen, la band viene licenziata dall’etichetta e si scioglie nei primi mesi del 1988. Da quel momento per Wendy K inizia un periodo di peregrinazioni tra varie band del sottobosco losangelino, si esibisce in alcuni concerti con i Bad City Fuckers e suona nell’album di Audrey Malone “Twenty Century Hole”. Nel maggio del 1991 viene ricoverata al Coney Island Hospital di New York a seguito di una violenta crisi di panico durante un concerto al Plane9 il locale di Michael Cannon (cantante dei Practice). Nel 1992 Wendy ritorna a suonare per un breve periodo entrando a far parte del Guilty Tracks Combo messo in piedi dal chitarrista Jason Lewell e dal batterista ispano americano Santiago Hoy Smith, ma dopo pochi concerti e alla vigilia della registrazione dell’album d’esordio Wendy sparisce dalla circolazione. Nel novembre del 1993 da vita ai Wendy K Threesome insieme al suo compagno Dave Krusen (già batterista dei Pearl Jam) e al giovane chitarrista Paul Reafard, l’approccio del gruppo è spigoloso, pungente. Il suono impetuoso del basso di Wendy, i ricami melodici di Reafard e il drumming tritacarne di Krusen scatenano l’entusiasmo degli addetti ai lavori che parlano di un miscuglio incandescente di post-hardcore in Fugazi style e melodie post country alla maniera dei migliori R.E.M.. nel febbraio del 1994 la band si chiude in studio per registrare alcuni brani, ma nella notte del 5 marzo, dopo un concerto al Locust Place di Austin, Wendy viene trovata morta per overdose di eroina. I brani registrati dal Wendy K Threesome non sono mai stati editati, Paul Reafard è morto nel 2000 sparandosi un colpo in testa e di Krusen si sono perse le tracce.

2- La doppia vita di Eve Neumann

Nel 1990 la sedicenne Eve Neumann insieme alle sue coetanee e compagne di scuola Martha Gruber e Angela Meskell fonda a Berlino le Persönlichkeiten Von Morgen. Le tre ragazze non hanno alcuna idea di come si suoni uno strumento musicale, ma motivate da un classico atteggiamento punk se ne fregano allegramente e registrano in maniera avventurosa tre brani, tra cui “Mein Morgen Leer” che finisce nella raccolta di giovani band tedesche “Reines Rauschen”, dove Michael Schuster, (Dj di Rote Welle Radio) raccoglie il meglio, o il peggio dipende dai punti di vista, del punk tedesco post caduta del Muro di Berlino. Il suono delle PVM è caotico e disordinato, la chitarra di Angela e la batteria di Martha quasi non si sentono, ma le linee di basso proposte da Eve e la sua voce sguaiata e sottilmente perversa fanno del brano una piccola e sporca gemma sonora. Nel 1993 Eve scrive il racconto “Popular Mafia Kills”, pubblicato sulla rivista Das Heißt, è la storia cruda e diretta di una adolescente che diventa l’amante di un boss emergente della mafia turca berlinese, il linguaggio è asciutto, diretto (qualcuno lo definirà pulp-porno) e fa guadagnare alla giovane bassista/scrittrice l’interesse dei grandi network televisivi, Eve diventa una sorta di opinion leader e viene invitata nei maggiori talk show, fin quando nel febbraio del 1994 le viene affidata la conduzione di un programma tutto suo sulle controculture giovanili trasmesso da Zweites Deutsches Fernsehen (la Rai 2 tedesca). Nel frattempo riprende a suonare con le Persönlichkeiten Von Morgen e incide l’album “Piss Kopf Bis Cops”, ne vengono stampate 1000 copie in vinile e in una rigida ottica DIY è distribuito solo durante i concerti. I 10 brani dell’album suonano come una elegante miscela di hardcore melodico e muro del suono alla Velvet Underground, il tutto accompagnato e sostenuto dalla affascinante voce di Eve. Nel settembre del 1994, proprio al culmine del successo televisivo di Eve Neumann e al grande clamore intorno ai concerti della band, le tre componenti delle PVM e il roadie di origini italiane Maxmilian Caloiero muoiono in un incidente d’auto nei pressi di Magdeburgo mentre viaggiavano verso Berlino di ritorno da un concerto a Colonia.

3- Jenny Forgione. La bassista con la Polaroid.

La vita artistica di Jenny Forgione ha avuto il suo culmine con la serie di autoscatti erotici in cui la giovane e corpulenta bassista italo-americana si immortalava nei bagni degli autobus della Greyhound Lines. Alcune delle foto, pubblicate sul numero di gennaio 1991 della rivista porno underground “18and Life Sex Stories”, diedero una discreta visibilità alla ancora sconosciuta componente dei Frisco Drive. Il gruppo (nato nel luglio del 1990) era composto dai chitarristi Fester Monroe e Danny Cuccurullo, dal batterista Carli Mendoza e dalla già citata Jenny, il suono dei Frisco’s era un caotico intruglio di chitarre noise punk e ritmiche rock impastate di umori caraibici. Il loro unico lavoro, “The Girl Leader”, editato in vinile nell’aprile del ’91, fu pubblicato sull’onda del clamore (relativo alla scena rock underground) suscitato dalle foto erotiche di Jenny. Si tratta di un lavoro mediocre, infarcito di buone intenzioni soprattutto nella parte ritmica, con un evidente rimando alle sonorità dei coevi Jane’s Addiction, ma debole e ripetitivo da un punto di vista chitarristico. I Frisco’s si sciolsero, dopo una breve e deludente turnè, nel settembre del 1991, da allora Jenny si è dedicata completamente alla fotografia hardcore, molti suoi servizi sono stati pubblicati sul mensile Penthouse, in Italia (nel 2001) alcuni suoi scatti sono apparsi sugli ultimi numeri di Playmen. Dal 2003, a causa della crisi che ha colpito il settore dell’editoria porno su carta, ha iniziato a collaborare come freelance con numerosi siti per adulti dedicandosi in particolare al talent scouting per giovani che vogliono avvicinarsi al difficile mondo dell’hardcore.

4- Carmina Silva. She’s a punk rocker… from Cuba!
Nell’agosto del 1981 la piccola Carmina Silva e i suoi genitori Luis Puebla Silva e Etelvina Sanchez, fuggono da Cuba a bordo di un gommone per andare a vivere a Miami. Nel 1988 a soli 15 anni Carmina entra a far parte dei Guevara’S Law, autori di un velocissimo punk immortalato nell’EP “Communism is a Lottery”. L’anno appresso in seguito ad un incidente in moto, perde l’uso delle gambe ed è costretta sulla sedia a rotelle e ad una lunga convalescenza che la tiene lontana dalla musica dal vivo. Nel 1992 incide in acustico l’album “Amor e Outras Catástrofes” in cui suona tutti gli strumenti e che registra con un vecchio 4 piste analogico. Si tratta di un lavoro intriso di melodie dolenti alternate a furiose schitarrate in stile Violent Femmes, con testi in spagnolo, portoghese e inglese che parlano di amori finiti male e dipendenze da alcool, eroina e antidolorifici. Carmina inizia un faticoso tour che la porta a suonare in ogni sgangherato club degli Stati Uniti accompagnata dagli Aerosphincters, una squinternata band di street punkers. Nel 1995 abbandona definitivamente il mondo della musica e parte per un lungo viaggio in Sud America all’inseguimento delle radici della sua famiglia e nel 1999 pubblica il resoconto delle sue ricerche nel libro “Migna Vida Quebrada”. Attualmente è ricercatrice di Antropologia culturale presso la UFTL di Fort Lauderdale in Florida.

5- Luana McLuhan. La depressione in agguato sul palco.
Nata nel 1971 in Canada ad Edmonton, nella provincia dell’Alberta, Luana McLuhan ha fatto parte dei New Critics Old Maniacs, band di Toronto che tra il 1989 e il 1991 divenne nota nel circuito underground del nord America per il sound violento e martellante, per l’esuberanza sul palco e il canto brutale di Luana, la velocità del chitarrista Berry Adams e l’ipercineticità del batterista Paul Oldham Devis. Della band esistono solo due brani registrati, “Miracles and Cunts” e “The Rich Kids Are Poor Bastards”, inclusi nella raccolta post-punk “Crazy and Savages” pubblicata nel 1993 dall’etichetta Bomp and Stomp quando i NCOM avevano già cessato di esistere. Luana, successivamente allo scioglimento della band, cadde in uno stato di profonda depressione, da cui cercò di uscire intraprendendo una sfortunata carriera solista, culminata nel 1998 con la pubblicazione dell’album per sola voce e chitarra “There is No Hope for the West”. Per la primavera del 2012 è annunciata l’uscita di un documentario sulla sua vita a cura del giovane regista Andy Tennant, il film è basato su una lunga intervista, che Luana ha rilasciato via Skype dal Mimico Asylum di Toronto dove è ricoverata, alternata a immagini tratte dall’ultimo live che i New Critis Old Maniacs tennero il 3 novembre 1991 presso la Gum Arena di Churchill nella provincia del Manitoba.

6- Fiammetta Stoker Jolie – Il fuoco prima o poi
La bassista parigina Fiammetta Stoker Jolie ha suonato nel primo album della band francese Ronson or Zippo “Dans le feu” uscito nel torrido agosto del 1998. “Dans le feu” è considerato uno dei migliori dischi del cosiddetto “French Douce Rock”, una miscela di melodie zuccherose e veloci ritmi mediterranei amalgamati da soluzioni vocali riferibili agli ultimi Beach Boys.
Dopo una serie di concerti in Svizzera, sabato 11 ottobre 1998, Fiammetta fece ritorno nella sua casa di Parigi, mentre si trovava nel bagno e cercava di fissare una lampadina a bulbo male avvitata rimase fulminata morendo sul colpo. Il suo corpo riposa al cimitero di Pere Lachaise, nei pressi della tomba del cantante americano James Douglas Morrison.

7 – Lydia Summersteen – Il rosa stona
Lydia Summersteen è senza dubbio una delle più sdolcinate musiciste che il rock abbia mai avuto, grazie alla sua abitudine di presentarsi durante i live completamente vestita di rosa e con i capelli in tinta. Ha esordito nel 1997 con i Chamaleons from Venus nel loro Ep di debutto “Boston-Liegi”, un disco intriso di atmosfere decadenti e chitarre con distorsioni sempre al limite del collasso sonoro; da segnalare in particolare il brano “Happy New Bear” in cui Lydia, oltre a suonare il basso, canta ed è autrice del triste testo dedicato al suo orsacchiotto di peluche.
La Summersteen nel 2001 ha girato il cortometraggio “People from Maiorca” presentato nell’ambito dell’edizione 2002 del Sundance Festival diretto da Robert Redford. Successivamente ha continuato a suonare saltuariamente in diversi gruppi dell’area di Williamsburg a New York ma senza incidere al momento nient’altro di significativo. Una sua sceneggiatura, basata sulla graphic novel “Oedipus” di Rod McFarlesh, potrebbe presto diventare un film per la regia di Wolfang Petersen, per il ruolo di protagonista si parla dell’esordiente Michael De Funkt che verrebbe affiancato nel ruolo di Giocasta da Michelle Pfeiffer.

8 – Maddy Monroe – Indie Business Queen
Il vero nome della bassista e cantante Maddy Monroe è Maddalena Morrone, nata nel 1973 a Chicago da genitori italiani la piccola Maddalena sin da piccola si cimenta con il canto e con lo studio del pianoforte. Nel 1989 in piena crisi adolescenziale scappa di casa e va a vivere in uno squat insieme con Edward Harp, giovane e talentuoso chitarrista. Insieme a lui fonda i Chicago Bullets, band dedita ad un sofisticato post punk, che nel 1991 incide l’album “Daydream Nation Reload”, chiaro omaggio al capolavoro dei Sonic Youth. La voce dal timbro scuro e potente di Maddy Monroe non passa inosservata e sono in molti a chiamarla per collaborazioni e cameo, da segnalare soprattutto quella con i metallici Georgelucasnightmare’s, con i quali incide ben 7 delle 12 canzoni contenute nell’album “Destroy Music Business With a Simple Digital Plan” del 1996. Ma la svolta per la carriera di Maddy arriva nel 1999 quando viene ingaggiata da Cristian Rosenberg, responsabile artistico dello Zillion Dollar Casinò di Las Vegas, come cantante ufficiale del night club, ottenendo un contratto da 2 milioni di dollari a stagione, diventando di fatto l’alternativa indie alla mielosa e mainstream Mariah Carey.

9 – Susanna SmS. L’irriverente eroina.
Susanna SmS, nome d’arte di Maria Giovanna Ernani Said (Bergamo, 3 luglio 1977 – Napoli, 25 aprile 2000), è stata una cantante e bassista italiana, leader del gruppo punk rock Le Iene di Ieri. Nata in Lombardia, la piccola Maria Giovanna è stata cresciuta solo dalla madre commercialista, mentre suo padre era un aristocratico etiope spodestato. Da adolescente è una post-hippie, a 15 anni scappa di casa con pochi spiccioli in tasca, e viaggia in autostop in tutta Europa passando da un festival musicale all’altro. Vive alla buona in diversi squat, considera l’avventura come una sfida per sopravvivere, tuttavia la sua vita vagabonda si conclude quando, probabilmente sotto l’effetto di acidi, inciampa in un chiodo arrugginito e deve subire una terapia di cura per la setticemia. Nel 1993 esce il primo e unico disco de Le Iene di Ieri dal titolo “Paralisi e Prospettive”, probabilmente il miglior esempio di post-punk italiano in cui spiccano la velenosa “Massacri di oggi” e la velocissima e irriverente “Prendimi le mutandine ma lasciami il reggiseno”. Il disco è assai sfortunato, viene distribuito dalla Medical Ed. che fallisce pochi giorni dopo la pubblicazione. Le Iene di Ieri non riescono ad entrare nel giro giusto dei concerti dal vivo e praticamente la band si scioglie nei primi mesi del 1994. Per Susanna SmS inizia un brutto periodo di dipendenza dall’eroina, entra ed esce da varie comunità finché muore per overdose il 25 aprile del 2000.

10 – Michelle Ende. La sfortuna ci vede benissimo.
Nata a Bonn nel 1963 da genitori tedesco-americani, Michelle Ende è morta a Los Angeles il 15 agosto del 2002 investita da un autobus mentre attraversava sulle strisce. Ha suonato il basso nel disco, pubblicato nel 1991, “Paranormal Earth” esordio dei Muffin on Speed, gruppo di derivazione hardcore con aperture verso un metal claustrofobico e singhiozzante. Nel 1994 ha posato nuda per un calendario di Playboy. Di lei non si hanno altre notizie se non che è stata la compagna di Steven Adler prima e di Matt Sorum poi.

nonèlazine - N° 10


Postato ottobre 9th, 2012.

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