Ernesto Orrico

Attore, regista e autore teatrale

Ballata del Teatro 19

Caro Teatro cosa dici?
Hai acceso il motore, non lo hai mai spento
Cosa pensi succederà nell’anno nuovo?
Hai aperto le porte, non le hai mai chiuse
La novità sta solo nel numero?
Caro Teatro cosa dici?
Diciannove
Tutto resterà come prima oppure
Ci saranno clamorosi sviluppi
Gli inquirenti brancolano nel buio della sala
I nostri spettacoli, le nostre capriole, le nostre parole incideranno?
Uccideranno?
Le scene avranno occhi e orecchie a sfidare?
Bucheranno?
Le indagini sono in corso
E cosa sceglieremo di raccontare?
Con quali braccia, quali gambe, quali teste?
E i soldi il sostentamento i finanziamenti?
A chi gioveranno?
Gli ingaggi saranno congrui?
Gli attori li vedranno?
Ma servono davvero i soldi per fare teatro?
Ci sono pareri discordanti su questo punto
No? Oh! No! No? Oh!
O siam tutti daccordo che sopravviveremo?
“Con il teatro non si mangia”!
Ma sì, arriveranno anche i denari
Sì? Oh! Sì! Sì! Oh!
Arriveranno pure quelli
I lungimiranti avranno costruito le giuste modalità
I presupposti che consentono l’esistenza dell’impresa
L’impresario è tornato, fosse mai andato
L’arrotino del teatro
Io sono a favore del finanziamento pubblico per il teatro
Sia esso ministeriale, regionale, provinciale, comunale
Io sono contrario al finanziamento dell’industria aerospaziale
Sia esso! E così sia!
Io sono pro io sono contro
Sia esso! E così sia!
Io sono per un teatro extraterrestre
Senza povertà tutto lustrini e pelle verde
Per un teatro marziano
Mentre Karl riposa in cantina
Le formule algoritmiche
Possono risultare astruse
Possono apparire spaventose
Composizioni alchemiche, forme misteriche
Ci dicono che esse son necessarie
A misurar lo stato delle cose, della produttività, della professionalità
Ci vogliono registi che sono ipnotisti
Ci vogliono acrobati che son commercialisti
Ci vogliono organizzatori che son passisti
Artisti ciclisti
È nella bicicletta la scelta, l’hai voluta
Ma lo stato delle cose coincide con lo stato dell’arte?
Nel dubbio più o meno amletico stiamo
Qualcuno è sempre pronto a sentenziare
Che l’arte, se è tale, deve essere senza misure
Smisurarte!
Ma se il metro del sarto sta tutto nelle mani di un tizio
Assessore Tal dei Tali
Presidente Ics Omissis
Sindaco Pinco Palli
Direttore Genu Flessos
Ancor più schifiamo e urliamo allo scandalo
Se i quattrini passano e nessuno, ovvero qualcuno, conosce
Le strade dei transiti i vicoli degli smazzi le chat degli smerci
Chissà il giusto dove sta, in quale terra di mezzo stiamo
T’immagini caro Teatro se si chiamasse Calabria?
La terra senza un teatro pubblico delle forme ufficiali
Le forme conclamate, quelle giunoniche, ministeriali
La follia dell’immaginarlo, un teatro Nazionale
Difficile un TRIC, non impossibile
Un Centro di Produzione, accrocco probabile
Moloch possibile, un Circuito Regionale
Fino a quando non si scioglierà il nodo enorme
Del teatro che non c’è
La terra vivrà agitandosi nella sua marginalità
Talvolta luminosa, la Calabria per esempio
La terra resterà nella sua sospensione
Talvolta grottesca, la Calabria per esempio
E l’artista più o meno bravo, più o meno capace, più o meno visionario
Si inventa d’improvviso un guizzo
In piedi sui pedali la fuga in avanti
Ecco l’inatteso, ecco la quadratura, ecco il miracolo
Si produce l’opera minoritaria il monologo inferiore il flusso particolare
E l’artista più o meno furbo, più o meno rapace, più o meno pasionario
Incrocia l’impresa teatrale lungimirante
Ecco l’inatteso, ecco la quadratura, ecco il miracolo
Si produce l’opera totale il colosso teatrale il classico naturale
E le prove pagate e i salari sindacali e le pause scandite
E gli amorazzi in quinta e le cene canoniche
E gli applausi infiniti e le critiche stampate
Caro Teatro mi dibatto
Tra osservazioni e domande
Forse patetiche forse poetiche certo oziose
Intuizioni banali un poco trite certo oziose
Che queste cose ce le siam detti tante di quelle volte
Uh! Che noia Ernesto!
Fai l’attore? E non rompere! Coglione!
Ma le saette di pensiero sono necessarie
Devo farlo il punto, ho bisogno di tracciarlo il segno
Per non ricadere
Negli errori già ingoiati
Nei tombini dell’oblio
Il nuovo anno, quando arriva, che follia!
Mi obbliga a credere che il futuro davvero esista
E si continua a scrivere, a dare voce
E si insiste nel capriolare, nel saltare
E si procede facendosi coraggio
E si caricano furgoni scalcagnati
E si guidano utilitarie sgangherate
E si vola a basso costo, si viaggia nottetempo
E si parte e si torna e poi si riparte ancora
Con i mezzi che ci sono, con quelli necessari
Per l’arte, per la vita
Per quella agognata poesia, in eterna via di estinzione, che sempre resisterà
Per la vita, per l’arte
Per il teatro.

 

 

Caro Teatro
Il 2018 è stato strano assai, doloroso molto
Io ho perso un’amica eccezionale, tu hai perso un’artista formidabile
Il 2019 lo dedico a lei
Ogni giorno di prova, ogni replica, ogni andata, ogni ritorno
A Paola Scialis.

2 gennaio 2019

foto: Serena Clausi

 

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Postato in scritture and Senza categoria and teatro da admin il gennaio 3rd, 2019 alle 11:58.

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